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  • Giovanni Lo Presti

I Paliotti (1763) nell’Oratorio delle Anime del Purgatorio - Opera di mastro Vincenzo Bonaventura di


La consultazione del libro di Introito ed Esito - dal 1746 al 1808 - del venerabile Oratorio delle Anime del Purgatorio, sotto il titolo dell’Immacolata Concezione, in Pozzo di Gotto, ci ha riservato belle sorprese con notizie ormai perdute nella memoria collettiva. L’Oratorio, attiguo alla preesistente chiesa di S. Vito (oggi, auditorium), all’interno si presenta ad unica navata con volta a botte e decorato con stucchi, e oltre all’altare maggiore, dedicato alle anime Purganti, è arredato di una cappella laterale con un Crocifisso seicentesco e di fronte a questa vi è l’altare dell’Immacolata.. Dalla consultazione dell’esito si evincono delle spese importanti che di seguito rendiamo note: nel dicembre del 1746, il Governatore di turno, si fa esito di tarì due pagati al Sig. Filippo Vescosi per conciare il quatro di S. Caterina di Siena, il 6 febbraio 1749 l’Oratorio a causa del terremoto subisce danni, vengono pagati onza una e tarì dodici per farsi il muro rovinato e rivedersi il tetto. Il Crocifisso della Congregazione ha bisogno di acconcio, vengono pagati, e notati il 20 marzo 1755, tarì tre al Sig. Filippo Vescosi. Nell’anno 1760/61 si registra l’esito di tarì 12 pagati al mastro per aver accomodato il quadro (?), e di tarì 28 per compra del Crocifisso, Croce, e trasporto da Melazzo in questa, ancora si fa esito di tarì 3:10 per mezza canna di tela di Francia per coprire il Crocifisso descritto sopra. Considerando che una canna siciliana valeva circa 2 metri, e per coprire il Crocifisso citato bastava mezza canna si deduce che il nuovo Crocifisso non superava il metro e probabilmente è quello che oggi si trova accanto alla mensa. Nel settembre 1762 vengono pagati onze dieci tarì 6:7 ad Antonio e Candiloro Bonsignore, del Casale di Barcellona per avere addorato la facciata dell’altare maggiore, e lavato il quatro grande, sedili, e Litterio. Nel 1763 vengono esitati onze due e tarì duodeci a favore di mastro Diego Falcone Fallegname della città di Santa Lucia per prezzo d’una scalinata di legno scartocciata per l’altare dell’Immacolata. Sempre nel 1763 si registra una spesa interessante: due altari, quello maggiore e quello del SS. Crocifisso vengono “dodati” di un Valdaltare (Paliotto). La spesa totale è di onze 10:, tarì 12: e grana 2:, suddivisa come segue: onze 10 a mastro Vincenzo Bonaventura, della Città di Milazzo (pagati in tre volte) per il prezzo «d’un» Valdaltare di marmo di diversi colori per l’altare maggiore, onze 5 come si vede negli atti del Notaio D. Giuseppe Majolino di Milazzo il 5 settembre, onze 2: e tarì 22: negli atti del Notaio D. Diego Caracciolo, il 9 ottobre, come le altre onze 2: e tarì 8: il 29 novembre 1763 (onze 10). I tarì 12: e grana 2: furono spesi in tal maniera: tarì 9: e grana 5: per rifare l’altare maggiore dove si situò il Valdaltare. Le parti convennero che i restanti tarì 2: e grana 17:, venissero pagate tarì 2: e grana 12: a mastro Bonaventura, che assistì nella suddetta lineazione del Valdaltare, metà toccò all’Oratorio, l’altra metà la pagò il Sac. D. Felice Caizzone pell’altro Valdaltare del SS. Crocifisso, e grana 5: per colla (12: 2:). Purtroppo qui il compilatore è poco chiaro, in quanto registra onze 10: pagati a mastro Vincenzo per un Valdaltare, mentre alla fine ne dichiara un altro, quello del SS. Crocifisso. L’anno 1767 il Governatore si fa esito di onza 1:, tarì 11: e grana 10: spesi dal Rev. D. Felice Caizzone per un Valdaltare di tavola appitturato all’Indiana con sua cornice e pedana addorati per l’altare dell'Immacolata, costruito a Milazzo da Valentino Bonsignore e sono: onze 1: 10: per il Valdaltare, per porto di detto da Milazzo in questa tarì 1:, e grana 10: per affitto di un Balduino per abbassare detto Rev. Caizzone in Milazzo. Quindici anni dopo (1780/81), da una nota di spesa registrata dal Sac. D. Antonino Vescosi, figlio del detto Filippo, anche lui pittore, veniamo a conoscenza che anche l’altare dell’Immacolata ha il suo Pallio di marmo con suoi due gradini in pietra di Tavormina. Il costo è di onze 11: tarì 17: e grana 19: . Onze 11: per il Pallio e trasporto in Calderà da mastro Vincenzo (Bonaventura) il marmoraro, tarì 2: e grana 12: per il trasporto da Calderà all’Oratorio, e tarì 15: e grana 7: per le maestranze e il materiale.


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