La comunità cristiana, gli sposi, le famiglie Gioia e bellezza dell’amore
- Pina Torre
- 21 mag 2016
- Tempo di lettura: 3 min

Papa Francesco ha consegnato alla Chiesa l’esortazione apostolica sull’amore nella famiglia, Amoris Laetitia, documento che è frutto di ascolto, di discernimento e di sintesi delle discussioni, delle consultazioni e delle relazioni del Sinodo sulla famiglia. Essa non è, come alcuni vogliono far credere, la riflessione personale di un padre saggio, ma un documento del Magistero ecclesiale in piena regola. Con il suo consueto stile semplice ma diretto, il vescovo di Roma, invita a dare spazio, nella pastorale, all’amore incondizionato di Dio e sprona la Chiesa a camminare nell’enorme varietà delle situazioni umane, spesso cariche di drammi, annunciando la bellezza dell’amore nella famiglia. Che la famiglia fondata sul Sacramento del matrimonio sia un valore da promuovere e da difendere è il messaggio fondamentale dell’esortazione. Il papa sa che ogni famiglia è una benedizione, ma sa pure che nessuna famiglia è una realtà perfetta. Accanto a quelle coppie che hanno celebrato il Sacramento del matrimonio e con la grazia di Cristo sono riuscite, pur tra immancabili difficoltà e prove, a rimanere fedeli al loro indissolubile patto d’amore, ce ne sono altrettante che sono state più fragili, si sono separate, hanno divorziato e contratto nuove nozze; altre ancora convivono o sono sposate civilmente. Sono da considerarsi famiglie degne di stare alla stessa tavola o devono considerarsi definitivamente escluse? Dalle riflessioni sinodali non emerge uno stereotipo della famiglia ideale, ma un interpellante mosaico formato da tante realtà diverse piene di gioie, drammi, sogni. La preoccupazione di papa Francesco non è quella di fornire una serie di norme che possano risolvere ogni dubbio e che possano valere in ogni contesto, perché le culture, i luoghi in cui le famiglie cristiane vivono sono diversi, diverse sono pure le situazioni che richiedono risposte differenti. Il compito dei pastori delle comunità cristiane è identico a quello del Maestro: andare incontro a tutti senza escludere nessuno. Si tratta di recuperare la vicinanza alle famiglie esercitando il discernimento che non è arbitrio ma azione di responsabilità. I pastori sono chiamati ad “ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista”. (312) Ciò che il papa chiama in causa è la responsabilità di ciascuno e il primato della coscienza “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità”. (GS 16). In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. Proprio nell’anno straordinario della Misericordia il soffio dello Spirito Santo invita la Chiesa a mettere da parte una morale fredda, da scrivania, basata su rigide norme, ed avere invece “una cura speciale per comprendere, consolare, integrare” (49). Il papa non dà ricette, non propone una nuova normativa di tipo canonico applicabile a tutti i casi, semplicemente propone i valori dell’amore e del matrimonio tra un uomo e una donna, si attiene al Vangelo di Gesù Cristo e si fa prossimo alle persone concrete, con le loro storie personali che purtroppo sono spesso dolorose. “Di fronte a situazioni difficili e a famiglie ferite, […] il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione”(79). ”La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno” (296) né di giudicare con superiorità e superficialità i casi difficili e le famiglie ferite come se le leggi morali fossero delle pietre da lanciare contro la vita delle persone (305). Il papa con fine psicologia e cura paterna afferma che tutte le famiglie hanno bisogno di attenzione, ascolto ed accompagnamento. Sono il luogo dove la vita viene accolta e si sviluppa, tuttavia nessuna di esse è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre ma richiede un graduale sviluppo della capacità di amare. (325). Evitare ogni discriminazione e favorire l’integrazione diventa la chiave di volta dell’accompagnamento pastorale. Le persone che convivono, coloro che sono sposate solo civilmente, i divorziati risposati, devono sapere che appartengono alla Chiesa e possono partecipare attivamente alla vita della comunità. Alcune attuali forme di esclusione devono essere superate in modo che la loro partecipazione possa esprimersi in diversi servizi ecclesiali. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere come membra vive della Chiesa. (299). Papa Francesco desiderando evitare erronee interpretazioni sottolinea con forza che la Chiesa pur comprendendo le situazioni eccezionali non può mai nascondere la luce dell’ideale pieno del matrimonio. Ed è per questo motivo che prima ancora di una pastorale dei fallimenti, nelle comunità cristiane non ci si deve stancare di annunciare ai giovani battezzati che hanno progetti d’amore questo valore in modo da assicurare matrimoni più solidi e prevenire le fratture. ( 307).





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