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Il territorio... un dono, una responsabilità


Il Salmo 24 dice: “Del Signore è la terra e quanto contiene”, per cui possiamo ben dire che il territorio, che ci è toccato in sorte, dobbiamo imparare ad abitarlo non da padroni, ma da persone ben consapevoli di aver ricevuto un dono da custodire e da consegnare nella sua bellezza alle generazioni future. Eppure sono poche le persone che si rendono conto di aver ricevuto in dono un territorio bello, ma fragile. Nell’interesse di tanti c’è solo l’urgenza di cementificare il più possibile. Chi ha un pezzo di terra ritiene di aver diritto di poter edificare come e quanto vuole. La sommatoria di tutte queste volontà ha portato con sé un degrado e una distruzione del territorio. Il frutto di trent’anni di edilizia, spinta al massimo, ci ha consegnato un territorio, che sembra aver smarrito la sua naturale vocazione ed in più questa attività edilizia ha dato vita ad un processo di urbanizzazione senza punti di riferimento, senza veri luoghi di socializzazione. In tutto questo il fatto paradossale consiste soprattutto nell’aver preferito consumare quanto più terreno possibile, lasciando andare alla malora tutto il tessuto urbano preesistente. Tutto il vecchio Pozzo di Gotto è fatto di case anche baronali, ma lasciate in stato di totale abbandono. Bisogna dire che abbiamo smarrito la via della bellezza e ci stiamo ritrovando con un territorio poco vivibile ed in più con l’amarezza di aver perduto tanto terreno, che le nuove generazioni avrebbero potuto ridestinare all’attività agricola. Li abbiamo privati della possibilità di potersi inventare un loro futuro nel loro ambiente e non da migranti.

 
 
 

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Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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