L’appuntamento del Sabato pomeriggio
- Vera Alizzi
- 27 mag 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Quando capita di sentirmi chiedere "Che programmi hai per il sabato pomeriggio?" il mio pensiero va immediatamente a loro, ai bambini della catechesi che ti aspettano, fiduciosi, nella speranza di trascorrere qualche ora in serenità, spensieratezza e gioco. L'esperienza di accompagnare i bambini lungo il percorso che conduce all’Eucarestia non è una mera esperienza nozionistica in cui ci si può limitare a "somministrare" informazioni, ma è un percorso più complesso che intraprendiamo insieme con loro e con le loro famiglie per condurli al Grande Traguardo: incontrare Cristo. Non è semplice descrivere le emozioni che si provano durante i momenti trascorsi insieme, settimana dopo settimana, e dietro quei momenti c'è tanto amore, lavoro, dedizione e passione. Rifletto con piacere sulle riunioni insieme ai catechisti della parrocchia con i quali si è venuto a creare, nel corso del tempo, un gruppo che è diventato "famiglia", in cui poter confrontarsi per allargare gli orizzonti e crescere insieme. Rifletto sul tempo trascorso a girovagare tra librerie e web alla ricerca di supporti di vario genere che, nell’era del 2.0, possano rendere più interessanti e coinvolgenti gli incontri, in modo che quell'ora trascorsa insieme non ricordi mai un’ora di lezione scolastica. Ritengo che l'esperienza più diretta e tangibile della presenza di Gesù in mezzo a noi, ed in mezzo a loro, non sia fatta solo di “lezioni”, preghiere recitate a memoria o di grandi eventi speciali, ma sia piuttosto frutto di una tanto semplice quanto forte testimonianza di Amore, l'amore di Cristo stesso, attraverso il volto di ciascuno di noi nonché attraverso le nostre azioni e un amore che, instancabilmente, si percepisca dinanzi ed in mezzo a ciascuno di loro. A sostegno di questo pensiero, credo in una catechesi fatta di esperienze, di piccoli gesti, piccoli momenti ma di forti condivisioni che, spalmati nel tempo e nel corso degli anni, possano essere ingredienti del principio di un percorso di fede che ci auguriamo crescerà negli anni a venire. Tanti e svariati sono i flashback che ritornano alla mente, adesso, sugli ultimi anni di catechesi trascorsi insieme al numeroso gruppo di fanciulli che in queste ultime due domeniche di Maggio riceverà per la prima volta il sacramento dell’Eucarestia. Tra questi ricordo la visita ai malati insieme ai ministri straordinari della comunione, durante i tempi forti di Avvento e Quaresima; il salvadanaio in cui ogni bambino, secondo le proprie possibilità, poteva portare "un soldino" da donare alle famiglie in difficoltà; l'intensa settimana di animazione missionaria, vissuta lo scorso Aprile, che li ha resi protagonisti nel giornaliero, giocoso e gioioso GOM ed infine la giornata trascorsa insieme nel giorno della loro prima Confessione, attraverso la condivisione del pranzo, di qualche ora di gioco, di un sereno momento penitenziale. Personalmente penso che il catechista, oggi più di ieri, debba essere disponibile e preparato ad ascoltare, in quanto il bambino richiede, spesso inconsapevolmente, uno spazio in cui aprire il proprio cuore, un'oasi di tranquillità in cui essere, prima di tutto, ascoltato. In un mondo in cui la regola più comune è il "do ut des", l'ora della catechesi è uno spazio prezioso in cui non si viene misurati sulla produttività, in cui ciascun fanciullo viene accolto e nessuno viene escluso dal cammino comune o giudicato insufficiente. Basta presentarsi e si è accolti! Lo spirito di servizio anima la mia attività e il mio più grande guadagno è la tenerezza nell'osservare i loro sorrisi, nel sentire arieggiare tra loro uno spirito di gioia e di serenità, nel percepire la loro fiducia e il loro affetto, nel vedere uno di loro venirti incontro ed abbracciarti, improvvisamente ed inaspettatamente; è in questi momenti che comprendo di ricevere dai fanciulli più di quanto io possa loro donare ed è grazie a loro che l’appuntamento del sabato pomeriggio non è solo un momento da preparare e pensare con cura durante la settimana, ma è anche un momento atteso con gioia ed è, ogni volta, una festa. Mentre riordiniamo la stanza, alla fine degli incontri, spesso mi capita di esclamare "ahi, che mal di testa, oggi! E quanto ci hanno fatto stancare!" ma, allo stesso tempo e tutte le volte, ringrazio il Signore del pomeriggio trascorso.





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