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L’Europa Unita - Il sogno da non interrompere


"Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero!" così un verso del famoso Inno alla Gioia di Beethoven e inno ufficiale dell'Unione Europea: un'immagine, quella dell'abbraccio delle moltitudini, che appieno rende l'idea di ciò che Europa Unita ha significato e significa. Sessant'anni fa, dopo che una Guerra Mondiale, la seconda in breve tempo, aveva lasciato morte, distruzione e macerie, sei Nazioni, tra le quali vincitrici e vinte del conflitto, decisero coraggiosamente di unire le proprie forze e di compiere insieme dei passi comuni. La strada fatta non è stata poca e a quell'abbraccio, nei decenni, altri popoli con storie diverse, culture diverse, economie diverse, lingue diverse hanno deciso di stringersi. Se, ai tempi, qualcuno avesse detto ad un ragazzo della Germania dell'Ovest che, un giorno, i suoi nipoti avrebbero studiato francese a Varsavia, assieme ad altri ragazzi inglesi, spagnoli, polacchi o rumeni lo avrebbero preso per matto: oggi tutto questo è realtà! La libertà di cui possiamo godere non è piovuta chissà da dove ma è stata conquistata con coraggio e lungimiranza e, é bene non dimenticarlo, settant'anni di pace l’Europa non li aveva mai visti prima.

Il cammino dell’integrazione europea è stato lungo e tortuoso, non sempre proteso in avanti, ma ha dato tanto e tanto può ancora dare. Le sfide del momento presente non sono da sottovalutare: da più parti in più ambiti sembra riprendere vigore l'intenzione a chiudersi piuttosto che ad aprirsi, a respingere piuttosto che ad accogliere, a far risaltare ciò che divide piuttosto che ciò che unisce. Gli esempi non mancano dalla cosiddetta Brexit, ai tanti movimenti antieuropesti divenuti sensibilmente più forti politicamente in più Stati Membri dell'Unione e molto altro.

Papa Francesco incontrando, lo scorso Marzo in Vaticano, i ventisette Capi di Stato e di Governo europei, ha tracciato, in modo ineccepibile, quella che potrebbe essere la giusta rotta da seguire. In un passaggio del suo intervento ha affermato: "L’Europa ritrova speranza quando l’uomo è il centro e il cuore delle sue Istituzioni. (...) Affermare la centralità dell’uomo significa anche ritrovare lo spirito di famiglia, in cui ciascuno contribuisce liberamente secondo le proprie capacità e doti alla casa comune. È opportuno tenere presente che l’Europa è una famiglia di popoli e – come in ogni buona famiglia – ci sono suscettibilità differenti, ma tutti possono crescere nella misura in cui si è uniti. L’Unione Europea nasce come unità delle differenze e unità nelle differenze. Le peculiarità non devono perciò spaventare, né si può pensare chel’unità sia preservata dall’uniformità. Essa è piuttosto l’armonia di una comunità. (...) Oggi l’Unione Europea ha bisogno di riscoprire il senso di essere anzitutto “comunità” di persone e di popoli consapevole che «il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma»e dunque che «bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti»".

Se si lavorerà, insieme, in questa direzione da tutti auspicata, e a cui anche le recenti elezioni in Francia hanno dato conferma, e se, davvero, si penserà a costruire una vera integrazione non solo economica e monetaria ma anche e soprattutto politica e governativa allora le difficoltà del momento presente si potranno superare e il sogno europeo potrà continuare a vivere e a diventare, sempre di più ogni giorno, una bella e fruttuosa realtà.


 
 
 

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