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Il tempo - Tra il “già” e il “non ancora”


Mi confortano, alla ripresa del nuovo anno pastorale, i versi del contemporaneo nostro poeta Ignazio Buttitta: "Nun ti stancari di scippari spini, di siminari a l'acqua e a lu ventu; la storia nun meti a giugnu, nun vinnigna a ottuviru, havi na sula staciuni: lu tempu". (Lu tempu e la storia) Non nascondo, infatti, di provare talora lo smarrimento o lo sconforto di chi ha la consapevolezza, almeno crede, di aver lavorato tanto e di aver raccolto poco o niente nel campo e nella vigna di Dio.

Il terreno in cui sono stato mandato ad arare, a seminare, a piantare è sempre pieno di rovi ed il seme della Parola di Dio sembra non attecchire e seppure qualcosa germoglia presto sembra inaridire. Bisogna quindi che maturi in me un atteggiamento di pacata attesa, l'acquisizione dell'evangelica virtù della "pazienza" dell'agricoltore, e che assuma uno sguardo nuovo sul tempo che scorre e non inutilmente. E sì, perchè se è vero che "...fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo ", è nel "tempo" che bisogna scorgere l'agire di Dio nelle nostre vite e nella storia. Il tempo è gravido della redenzione operata da Gesù Cristo, una volta per tutte, nel mistero della Pasqua, passione morte e risurrezione, e che si manifesterà nella sua compiutezza alla fine dei tempi, nel giudizio universale e nella creazione nuova. Ora nel tempo degli uomini bisogna agire con instancabile fervore perchè la comunità cristiana parrocchiale pozzogottese, con tutte le sue fragilità in tutti i suoi membri, acquisisca sempre più uno stile missionario, confidando nell'azione di Dio clemente e misericordioso, ed operi con solerte impegno per diventare un "luogo della comunicazione del Vangelo e della testimonianza della carità".

Fiducioso che "Uno semina e l'altro raccoglie".


 
 
 

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Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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