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L’artista Filippo Jannelli


Filippo Jannelli è stato un buon pittore “minore”, di quelli cioè operanti per la provincia e in possesso di uno stile che nato all’ombra dei grandi maestri si caratterizzava per un linguaggio più popolare, a volte più ingenuo e devozionale. Tuttavia Jannelli, seppur minore, almeno fino a quando lavorò in piena autonomia, fu un “minore” di buon livello, che riusciva a piegare quanto appreso nei lunghi anni di formazione ad una dimensione più elementare ma non per questo meno suggestiva.

Nato a Castroreale nel 1621, si formò a Messina, città che visse nel Seicento il suo massimo periodo di splendore artistico-economico e culturale.

Tornato sulle sue colline iniziò la carriera nel 1653 dipingendo due tele con i Santi Antonio da Padova e Felice da Cantalice per la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Castoreale. Trasferitosi a Santa Lucia del Mela nel 1658, dove si sposò con la vedova Antonia Greco, ebbe cinque figli (tra cui tre maschi che lo aiutarono nell’attività pittorica) e mise su una bottega molto prolifica che sfornò opere per tanti centri del comprensorio. Dopo una lunga carriera caratterizzata da alti e bassi, morì (sempre a Santa Lucia) nel 1696, a 75 anni. Sue opere si trovano a Castroreale, Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Montalbano Elicona, Santa Lucia del Mela, Roccavaldina, San Pier Niceto, Gualtieri Sicaminò.

Il suo fu uno stile nato dall’osservazione del Caravaggio (che a Messina visse e operò tra il 1608 e il 1609) poi aggiornato secondo idee barocche più teatrali e colorate, seguendo la linea di Giovanni Battista Quagliata e Pietro Novelli, il pittore palermitano che lavorò tra Milazzo e Santa Lucia del Mela nel 1645. A Pozzo di Gotto, nella chiesa di Gesù e Maria, sono attribuibili alla mano di Jannelli (e aiuti) due tele: la Madonna dell’Itria e Santi Cosma e Damiano e il San Biagio. Fino all’ultimo restauro, nella stessa chiesa, era attribuita a Jannelli anche il quadro di Sant’Aussenzio (datato 1677), poi dimostratosi di più scarsa qualità rispetto ai lavori certi jannelliani.

Dopo un lungo periodo di oblio, la figura di Jannelli fu riscoperta sul finire di Novecento dallo studioso castrense Antonino Bilardo che, anche grazie a ricerche documentarie, è riuscito a ricostruire in maniera abbastanza completa la vicenda e l’arte del pittore castrense, molto importante per il nostro territorio. Partendo da questo punto fermo, il compito che mi sono posto con la pubblicazione del mio volume (FILIPPO JANNELLI (1621-1696), Giambra Editore, 2017) è stato quello di raccogliere in una sola sede quanto più materiale si potesse riferire al pittore al fine di darne un’immagine veritiera e allargata della sua benemerita attività.


 
 
 

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Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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