La chiesa domestica
- Tinuccia Russo
- 24 set 2017
- Tempo di lettura: 2 min

Da sempre la Chiesa guarda alla famiglia come all’elemento fondamentale della comunità cristiana, poiché è attraverso il patto d’amore dei coniugi che si realizza la storia della salvezza. Nel passato la parola “famiglia” evocava un’immagine unica e inequivocabile, quella cioè di un padre, di una madre e dei loro figli. Oggi il campo semantico di questa parola si è ampliato, dal momento che sono cambiati il concetto stesso di coppia e la struttura della famiglia. A ciò si aggiungono separazioni, conflittualità dovute a convivenze tra figli di unioni diverse, a motivi economici, violenze che si consumano tra le mura domestiche, coppie di fatto, unioni omosessuali; la Chiesa non può esimersi dal prendere in considerazione le istanze che da più parti premono e pongono interrogativi alla coscienza collettiva cristiana. La risposta, certamente, non può venire da una rigida e fredda applicazione di una legge morale, come vorrebbero alcuni che “siedono sulla cattedra di Mosè e pretendono di giudicare i casi difficili e le famiglie ferite” (Papa Francesco, 24 ottobre 2015). E’ facile puntare l’indice contro qualcuno, come facevano i farisei, lanciando pietre contro la vita delle persone e dimenticando l’esempio di nostro Signore Gesù di fronte al peccato. Gesù ha indicato la via caritatis, la via della carità fraterna, che è la prima legge dei cristiani (Gv. 15,12; Gal. 5,14), perché si può amare, vivere e crescere nella grazia di Dio anche nei limiti della condizione umana; “un piccolo passo in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (Esort. Ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 44).
E’ indispensabile che la Chiesa, con uno sforzo evangelizzatore e catechetico, risponda alle sfide e ai bisogni che oggi si pongono, attuando nuove forme di pastorale familiare, volte al discernimento, all’umile comprensione, all’accompagnamento delle famiglie, soggetti attivi dell’azione stessa, attraverso operatori laici formati a questo scopo, attraverso la cooperazione con le strutture sociali e il sostegno a tutti coloro che operano in ambito culturale e socio-politico senza dimenticare di essere cristiani.
La parrocchia, che si può considerare una “famiglia di famiglie”, diventa il fulcro di questa nuova pastorale familiare; essa, accogliendo la sua vocazione missionaria, apre le sue porte per accogliere, apre le sue porte per uscire incontro agli altri, non limitandosi ad un annuncio teorico sganciato dalla realtà, ma guidando e sostenendo le famiglie.
Queste ultime, inoltre, sono il luogo della comunicazione della fede e della testimonianza della carità, come papa Francesco non si stanca di sottolineare, e sono chiamate a diventare il luogo naturale in cui avviene la catechesi dei figli, in cui i genitori raccontano alla generazione futura ciò che hanno udito e conosciuto, le meraviglie del Signore. La famiglia è chiamata a diventare una “chiesa domestica”, in Cristo e con Cristo seduto alla stessa mensa, come Lui stesso ci ha detto: “Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap. 3, 20).





Commenti