Per la vita della Comunità
- Santino Coppolino
- 24 set 2017
- Tempo di lettura: 2 min

Il Discorso Ecclesiale del cap.18 del Vangelo di Matteo è il quarto dei cinque discorsi attraverso i quali l'evangelista articola sapientemente l'intera sua opera, e che incontriamo dopo un lungo intermezzo di ben quattro capitoli(14-17).
Si tratta di una raccolta di detti e parabole finalizzati a stigmatizzare alcuni comportamenti all'interno della comunità matteana, che esortano i credenti ad assumere uno stile di vita e di relazione conforme al vissuto di Gesù. Il discorso è rivolto a tutti, ma è principalmente indirizzato ai responsabili della comunità che Gesù invita a non essere motivo di scandalo per i piccoli, che non sono i bambini ma quanti non ancora maturi nella fede ( mikròi), gli oppressi (tapeinoi), gli ultimi (paideioi). La comunità è chiamata a farsi dono in modo totale e incondizionato proprio a favore di questi fratelli, nell'accoglienza, nella misericordia e nel perdono vicendevole. “La Parola di Gesù, rivelata sul Monte, proclamata nella Missione e spiegata nelle Parabole, ora è necessario si realizzi nella comunità dei fratelli” (cit.).
Nel cap.18 vi sono i cardini della vita comunitaria edificata sulla piccolezza, accolta in Gesù e vissuta nel perdono, ricevuto e accordato, e nell'amore gli uni per gli altri così come siamo, con le nostre bassezze, gli scandali, e il nostro peccato, consapevoli come siamo che nella comunità di fratelli sognata dal Padre ogni nostra miseria deve farsi luogo della sua misericordia. In essa i limiti, propri e altrui, diventano occasione di perdono dove facciamo esperienza della sua tenerezza materna nella fraternità. “Il Regno del Padre si compie nella fraternità tra i suoi figli, siamo fratelli perché figli e figli perché fratelli”(cit.).
Nei nostri rapporti con gli altri siamo chiamati a vivere quello con l'Altro, che è Padre nostro e di tutti gli uomini.





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