Sacerdote oggi e nel contesto della comunità diocesana
- Don Pippo Insana
- 28 ott 2017
- Tempo di lettura: 3 min
Settantatre anni, cinquant’anni di sacerdozio, con i limiti naturali dell’età: ma un Sacerdote può andare in pensione? La vita è un dono che bisogna valorizzare per la realizzazione del Regno di Dio con i talenti e le forze donati da Lui stesso. Che cosa vuole Dio dagli uomini? Che siano collaboratori con Lui; e Dio mi ha fatto capire i suoi sentimenti nei confronti delle “persone di periferia” malate mentali, detenute. Sono persone particolarmente care a Dio per cui nutre compassione e a cui invia e consacra il Profeta Isaia e il Figlio Gesù “a portare ai poveri la Buona Novella, a fasciare le ferite dell’ammalato, a liberare i carcerati e gli oppressi”. Dio invia in modo categorico, senza ma e senza se e non reggono giustificazioni.
Ma tutto questo per la mia vita è volere di Dio o è una mia presunzione? Nella preghiera mi chiarisce che è suo volere, che vuole salvare la pecorella smarrita, che vuole il mio coinvolgimento; Dio mi fa capire che soffre per tutte le persone detenute e specie per le sessanta persone con malattia mentale che si trovano oggi ristrette nella Casa Circondariale di Barcellona P.G. in stato di abbandono, di solitudine, con naturali tentativi di suicidio, di autolesione, di aggressioni ai compagni e agli operatori; Dio conosce che l’Azienda Sanitaria Provinciale n. 5 non ha adempiuto ad assumere operatori idonei per la giusta attività socializzante e riabilitativa nella cura di queste persone.
E allora scelgo di continuare la mia missione, perché l’ Istituzione non lo fa; perché la Comunità Ecclesiale trova difficoltà a divenire “Chiesa in uscita”, per cui continua a restare, nonostante il ripetuto appello di Papa Francesco, ferma nella gestione della catechesi ai bambini, di novene, di feste, di processioni, di riti liturgici. Crede nella presenza viva di Gesù nell’Eucaristia, stenta a credere nella presenza reale del Cristo nell’uomo sofferente; crede che Gesù è Figlio di Dio, è Dio, stenta a credere che Gesù è veramente uomo, è carne nell’uomo sofferente. Io, guardando Gesù, la sua rivelazione, i suoi gesti lo vedo Sacerdote, diversamente dai leviti e dai Sacerdoti del Tempio, nelle strade, nelle piazze, nelle case, operativo nei confronti di quanti vivono nel bisogno, nel disagio: nel Cenacolo spezza il pane, offre il suo corpo e il suo sangue per la salvezza di tutti e vi unisce il gesto del lavare i piedi degli apostoli col grembiule, simbolo concreto del servizio, esortandoli: “anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”.
Oggi anch’io cerco di essere fedele a Dio che mi invia ad aiutare persone malate mentali detenute ascoltandole, dando loro voce, dando opportunità dell’affidamento in prova presso la nostra Casa di Accoglienza, dando opportunità a un certo numero di

loro di uscire ogni giorno per imparare a lavorare in un terreno messo a disposizione da una persona amica, pranzare insieme, telefonare ai familiari, prendere coscienza della malattia, della necessità di curarsi, della loro dignità e delle loro capacità ad affrontare la vita esterna che oggi è difficile per tutti. Metto il mio impegno per la costituzione di una Cooperativa Sociale Agricola che possa dare opportunità di inserimento lavorativo a persone appartenenti a fasce deboli della società quali malati mentali, ex tossicodipendenti, ex alcolizzati, detenuti in misura alternativa ed ex detenuti, minori con particolari problemi, padri di famiglia disoccupati, tutto questo con l’aiuto di volontari che cercano di sposare questa causa ma anche di persone che hanno vissuto la detenzione e che in modo evidente sono la pietra scartata, diventa testata d’angolo del nuovo Tempio vivo di Dio. Continuo ad impegnarmi per l’attuazione della normativa per la completa cura delle persone malate mentali partecipando a convegni, incontri, confronti per dare voce, dignità e diritti dovuti a tante persone che vivono il disagio.
Amo, sogno, prego perché la Comunità Ecclesiale si apra e si coinvolga pienamente in queste problematiche. Papa Francesco alla fine della Concelebrazione a Santa Marta il 19 Settembre scorso con gli altri cinque miei compagni di ordinazione, ascoltando quale attività avevo svolto e svolgevo, mi ha esortato a continuare l’attività a favore dei detenuti e malati mentali.





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