Avvento attesa dell’inatteso
- Alessandro Di Bella
- 25 nov 2017
- Tempo di lettura: 2 min

Il tempo di Avvento è tempo di una doppia attesa: quella della prima venuta di Cristo, della sua nascita, ma anche della sua ultima venuta, alla fine dei tempi. Nel nostro mondo sempre più secolarizzato, oltre quella della parusia, anche la dimensione dell’attesa della Natività sembra in crisi. Molti battezzati ormai si limitano a partecipare alla Messa della Notte di Natale e, solo per una minoranza limitata, a qualche pratica devozionale legata alla cultura popolare. Pertanto, come è vissuto davvero il tempo di Avvento? Come le comunità cristiane si preparano a vivere l’attesa dell’incarnazione di Cristo nella storia dell’uomo? Questo è davvero un periodo di speranza e di gioia per i cristiani? Si potrebbe affermare che, ormai, l’aspetto prevalente del tempo di Avvento sia quello consumistico: nelle settimane che precedono il Natale molti cristiani sembrano catturati da una sorta di frenesia consumistica che si conclude, alla Vigilia, con l’affannosa ricerca del regalo last minute.Inoltre, la noncuranza è l’atteggiamento prevalente di masse sempre più consistenti. La Parola, che l’ormai “piccolo gregge” dei cristiani continua ad ascoltare nelle quattro settimane che precedono la Natività, cade nell'indifferenza e nel disinteresse della maggioranza della gente.Infine, si potrebbe obiettare, perché attendere Cristo in un mondo che lo ha dimenticato, un mondo in cui sono sempre più visibili i segni della violenza, delle divisioni, delle ingiustizie? Quale speranza potrebbe essere portata dall’avvento di Gesù ai migranti che attraversano il Sahara e che muoiono nel Canale di Sicilia o agli abitanti delle zone controllate dall’ISIS? Quale gioia potrebbe essere annunciata ai disoccupati, ai terremotati o agli ammalati?Il paradosso è proprio questo. L’avvento del Messia sembra del tutto inatteso perché non farebbe più parte delle nostre vite. L’“inatteso” è, tuttavia, l’altro da noi, quello che mette in crisi il nostro modo di pensare, le nostre false certezze, spesso chiuse in schemi rigidi e precostituiti. Se non siamo aperti alla possibilità di un incontro con l’inatteso nella nostra vita, rimaniamo chiusi nella mente e, soprattutto, nel cuore.Dio desidera proprio essere atteso a partire dalla venuta di Gesù, desidera che noi lo accogliamo nella nostra vita quotidiana. Il tempo di Avvento, quindi, è occasione per riscoprire l’attesa di un Dio che è inatteso e che, come tale, mette in crisi le nostre certezze spesso rassicuranti; un Dio che fa vacillare la logica umana di interpretare il mondo per farci scoprire un’altra logica spesso incomprensibile; un Dio che viene non per i sani ma per i malati, quindi portatore di un messaggio di speranza e di gioia, anche per chi non sembra esserne il destinatario e da chi è del tutto inatteso.





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