Non è questo il tempo della fine
- Gabriele Panarello
- 25 nov 2018
- Tempo di lettura: 2 min
Giovedì scorso abbiamo ricordato il settimo anniversario dal devastante alluvione che ha colpito la nostra Barcellona Pozzo di Gotto. L’esondazione dei torrenti ha ricoperto di acqua, fango e detriti diverse zone della città, dal centro alle periferie, causando ingenti danni a case e ad attività commerciali. Quel 22 Novembre 2011, però, non viene ricordato solamente per la catastrofe che l’incuria di decenni ha causato con l’arrivo di ingenti e straordinarie piogge e i cui segni sono ancora visibili, ma quel giorno drammatico - insieme con quelli immediatamente successivi - lo si ricorda anche per la grande solidarietà, il forte desiderio di collaborazione, l’inusuale senso di appartenenza ad una comunità cittadina ferita che ha coinvolto tutte le fasce della popolazione e che ha permesso di ripulire velocemente la città e in poco tempo a diverse famiglie e commercianti, rispettivamente, di rientrare a casa e riprendere a lavorare, facendo si che un momento del genere si trasformasse in un nuovo inizio. Come fango e detriti di ogni specie le informazioni provenienti dal mondo a noi circostante, le notizie di scandali e corruzione, la crisi perdurante dell’economia, del lavoro e della politica, l’accrescersi delle tensioni tra gli Stati, la secolarizzazione galoppante ci piovono addosso e invadono la nostra quotidianità inducendoci a pensare sempre più che un futuro per questa società non è più possibile e che più a nulla vale impegnarsi o credere in qualcosa o in Qualcuno.

Ma così come è stato possibile dopo la devastazione un nuovo inizio per Barcellona, così sarà, in questa “devastazione a rate” che ci viene somministrata, per il mondo, la Chiesa e per ciascuno di noi: da cristiani in cammino e che vivono nel presente della storia dobbiamo essere certi che non saranno le paure ad annientarci, la paura dell’immigrato e del diverso, la paura del terrorismo, la paura di non farcela dinnanzi alle difficoltà, ma che il Signore continua a ripeterci davanti a questi eventi “non temete, sollevatevi e alzate il capo” perché c’è ancora un futuro possibile all’orizzonte, perché non è questo il tempo della fine, perché non è calato ancora il sipario sulle sorti del mondo.
Si avvicina l’Avvento, il tempo dell’attesa in cui, come ebbe a dire don Tonino Bello, sulla terra si attende il ritorno del Signore mentre in cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo, un ritorno che si potrà realizzare solo con una vita fatta di giustizia, di limpidezza, di purezza, con una forte testimonianza evangelica e con una forte passione di solidarietà. E’ tempo allora di partire e non per ripetere sempre le stesse azioni in modo meccanico ma per provare nella quotidianità a dare un senso nuovo, più bello alla nostra vita e a tutto ciò che ci circonda. L’Avvento sia l’incipit di un nuovo inizio, sia davvero quell’occasione di novità a portata di mano che aspetta solo di essere colta.





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