Cronache dal Santuario del Carmine L’icona del Beato Tito Brandsma
- Fra Egidio Palumbo, ocarm
- 22 dic 2018
- Tempo di lettura: 2 min
Domenica 25 novembre, Solennità di Cristo Re e Signore dell’universo, durante la celebrazione eucaristica del mattino, presieduta dal nostro Priore Generale P. Fernando Millán Romeral, dopo l’omelia è stata benedetta l’icona del B. Tito Brandsma, carmelitano olandese, martire nel campo di concentramento di Dachau il 26 luglio 1942. Nell’omelia, dopo aver evidenziato l’attualità della Solennità di Cristo Re per la nostra vita quotidiana, – il P. Generale ha fatto riferimento all’esperienza del B. Tito Brandsma. Egli ha interiorizzato pienamente il significato della regalità di Cristo come servizio, solidarietà e fraternità: ha vissuto il carisma e la spiritualità del Carmelo con mentalità aperta al nuovo e in solidarietà con tutti coloro che l’arroganza del potere emargina ed esclude; ha condiviso nel campo di concentramento di Dachau la sofferenza degli internati, derubati della loro dignità di persone umane dall’odio razziale, etnico e religioso, contemplando nel loro volto il volto della sofferenza di Cristo.Il P. Generale ha infine augurato che l’icona di P. Tito accompagni il cammino spirituale di tutti coloro che, venendo nel nostro Santuario della Madonna del Carmine, stando davanti all’immagine del nostro frate carmelitano (collocata in una cappella laterale) siano da lui ispirati a vivere come umili servitori del Regno di Dio. All’evento della benedizione dell’icona, la nostra fraternità carmelitana si è preparata dedicando i Mercoledì della Spiritualità 2018 (17 ottobre-21 novembre) alla figura di p. Tito Brandsma: ha riflettuto sulla sua spiritualità, il suo impegno apostolico e culturale, la sua “via crucis” esistenziale dal carcere di Scheveningen a lager di Dachau.

Il nostro frate carmelitano fu professore di filosofia, di spiritualità e di mistica all’Università di Nimega; fu anche giornalista e assistente spirituale dei giornalisti olandesi. In comunione con i vescovi olandesi e con un’ampia maggioranza del popolo olandese, p. Tito, sensibile alla dignità della persona umana e alla presenza di un cattolicesimo adulto, oppose, da uomo e da cristiano, la sua resistenza pacifica all’ideologia pagana e disumana del nazismo e ad ogni forma di razzismo, difendendo con coraggio la libertà del popolo olandese, la libertà della stampa e l’esistenza delle minoranze religiose, in particolare quella degli ebrei e del popolo armeno. Per questo, in odio alla fede cristiana, fu deportato nel campo di concentramento di Dachau e ucciso. Il suo stile di vita e il suo spessore culturale, che lo rese attento e sensibile al movimento delle idee del suo tempo, fanno del Beato Tito Brandsma una persona credente di grande attualità per il nostro tempo, un “profeta-sentinella” capace di vegliare nella “notte della storia” (Isaia 21,11-12) perché animato da una mistica cristiana che sa tenere “gli occhi aperti sul mondo”.





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