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Il tempo dell’attesa

Il significato del Natale capita, prima o poi, di cominciare a comprenderlo; per contingenze, come quelle che ci rivelano la fatuità delle luci degli abeti, la caducità delle figurine dei presepi, il vuoto delle strenne acquistate con ansia. Scatoli e stralci di carta-regalo per la raccolta differenziata. Una contingenza: il commento all’icona della Natività della Cappella Palatina di Palermo; da qui una serie di riflessioni e una sete di ricerca che non accenna a spegnersi in me. La promessa di salvezza fatta da Dio agli uomini trova pienezza in un Bambinello, che l’artista rappresenta avvolto in un bendaggio di fasce incrociate, presagio di morte, posto in una mangiatoia, che riproduce la forma di un sarcofago, e calato nell’oscurità di una grotta, simbolo dell’Inferno che tenta di ingoiare il divino Gesù: “I cieli si inchinano fin nel profondo dell'abisso, nelle profonde tenebre del peccato. Fiaccola portatrice di luce, la carne di Dio, sottoterra dissipa le tenebre dell'inferno. La Luce risplende fra le tenebre, ma le tenebre non l'hanno vista" (Origene, Commentario su San Giovanni). Le bende sono, dunque, una prefigurazione del sudario di Cristo, quello che, vuoto e ripiegato, sarà trovato dalle donne recatesi al sepolcro “il primo giorno dopo il sabato”, sono il segno della Resurrezione di nostro Signore. Nascita, morte e resurrezione sono presenti in questa Natività del XII secolo. Accorrendo idealmente alla grotta di Betlemme, la gioia che desta in noi l’adorazione dell’Emmanuele, del “Dio con noi”, ad un tratto, cede al pensiero di quel Corpo appeso al legno della Croce, inchiodato dal peccato degli uomini, per riaccendersi alla luce della certezza della Resurrezione di Cristo, della speranza nella salvezza eterna per l’uomo. “E` nato oggi per noi il Salvatore. E` sorto pertanto oggi su tutto il mondo il vero sole. Dio si è fatto uomo perché l'uomo si facesse Dio. Perché il servo si cambiasse in padrone Dio prese la condizione di servo. Abitò sulla terra l'abitatore dei cieli perché l'uomo abitatore della terra potesse trovar dimora nei cieli” (dal discorso di Sant’Agostino del 371 sulla Natività del Signore). Il tempo dell’Avvento, a ridosso della quattro domeniche che precedono il Santo Natale, per il cristiano diventa attesa della Resurrezione; nel Natale è presente già la Pasqua. Il mistero della Venuta del Figlio di Dio è, insieme, il mistero della Resurrezione e, secondo quanto ci dice Pietro di Blois (Discorso III per l’Avvento), esso è uno e triplice. E’ uno, perché è lo stesso Figlio di Dio che viene, triplice perché viene in tre tempi e in tre modi. Durante l’Avvento la Chiesa cristiana aspetta con impazienza la visita di Cristo Redentore nella sua prima Venuta, umile e nascosta, quando venne sulla terra nella carne, partecipando della natura umana in tutto, fuorché nel peccato. Avvento significa anche attesa della seconda Venuta, misteriosa e piena d’amore, che si rinnova ogni anno nella festa del Natale: il figlio di Dio ritorna per ciascuno di noi, in ogni momento della nostra vita, per liberarci dalla schiavitù del peccato, rendendoci giusti mediante la sua grazia. I cristiani attendono poi il Signore nella sua terza Venuta, risplendente e terribile alla fine dei tempi, quando ritornerà per giudicare tutti gli uomini con equità. Il triplice significato dell’Avvento ci fa comprendere quanto sia fondamentale per i cristiani l’Attesa; predisponiamo il nostro animo al Signore che viene, non solo nell’imminenza del Santo Natale, ma in ogni singolo giorno della nostra vita.

 
 
 

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Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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