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Non c’è notte che non sia preludio di un’alba nuova

Dopo il periodo liturgico dell’Avvento, tempo di meditazione, di sollecitazione alla profondità, a ritrovare i grandi desideri che abitano la nostra vita, arriva finalmente oggi, per tutti noi, il tempo del Natale.

In un mondo dove siamo continuamente tentati di scivolare nell’inganno della tristezza e nella trappola della rassegnazione, quando tutto sembra finito, quando, di fronte a tante realtà negative, la fede si fa faticosa e viene la tentazione di dire che niente ha più senso, ecco invece la bella notizia di una nascita, la nascita di Gesù, di un Dio che si fa uomo e scende ad abitare in mezzo a noi, a portare ed infonderci, ancora una volta, libertà, consolazione, salvezza, speranza.

Come restare indifferenti ad un simile evento? “La vita è spesso un deserto,” dice papa Francesco (Udienza generale 07/12/2016), “è difficile camminare dentro la vita, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto. Quando noi ci troviamo davanti ad un bambino, forse possiamo avere tanti problemi e tante difficoltà, ma ci viene da dentro il sorriso, perché ci troviamo davanti alla speranza: un bambino è una speranza! E così dobbiamo saper vedere nella vita il cammino della speranza che ci porta a trovare Dio, Dio che si è fatto Bambino per noi. E ci farà sorridere, ci darà tutto!”

Alle volte sembra impossibile rifondare la speranza verso un futuro ricco di nuove opportunità, non tanto per una mancanza di fiducia nei Suoi confronti, quanto per la presenza di contraddizioni e sofferenze cosi prolungate da non saper più nemmeno immaginare qualcosa di diverso rispetto a quello che la realtà continua a porgerci. Eppure, talvolta è sufficiente cambiare il punto prospettico da cui guardare le cose per ritrovare, subito, un filo di viva speranza.

“La speranza è una bambina che va a letto e dorme bene”, scrisse Charles Péguy, scrittore, poeta e saggista francese. La speranza è, per Péguy (da “Il portico del mistero della seconda virtù“), “una bambina da nulla. Eppure è questa bambina che traverserà i mondi”. È “una bambina irriducibile”, molto più importante delle sorelle più anziane (fede e carità) che “va ancora a scuola e che cammina persa nelle gonne delle sue sorelle”. È più importante delle sue sorelle perché “è lei quella piccina che trascina tutto. Perché la Fede non vede che quello che è. E lei vede quello che sarà. La Carità non ama che quello che è. E lei, lei ama quello che sarà. Dio ci ha fatto speranza”.

La storia del Natale, nella sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi, ci insegna, inoltre, che la vera storia non è quella fatta dai potenti, ma è quella fatta da Dio insieme con i suoi piccoli, Dio con Maria, Dio con Gesù, Dio con Giuseppe, Dio con i piccoli che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, che sanno continuare a sperare. E la speranza è la virtù dei piccoli.

Facciamo dunque sì che questo tempo sia un tempo in cui ognuno di noi possa farsi un po’ più “piccolo”, in cui per tutti possiamo sperare ed a tutti possiamo rilanciare la fiducia per un orizzonte più vero e autentico. «Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Lc 3,5-6).

 
 
 

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Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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