In ricordo di Angelo Paino
- Andrea Italiano
- 26 gen 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Angelo Paino nacque a Santa Marina Salina il 21 Giugno 1870 dal piccolo armatore Onofrio Paino e da Anna De Stefano; ben presto si dimostrò incline alla religione e per questo fu indirizzato presso vari collegi seminarili fino a quando, a Napoli, si laureò in teologia. Nel 1894 fu ordinato sacerdote nella sua Lipari ma subito si trasferì a Roma per studiare filosofia. Insegnò teologia nel seminario di Tursi e successivamente in quello di Trapani fino a quando, nel 1909, fu nominato vescovo di Lipari. Ma “nemo propheta in patria” e anche Paino, nel giro di pochi anni, fu costretto ad abbandonare l’isola dopo manifestazioni di piazza. Tuttavia, la sua carriera non subì nessuna stroncatura da questo episodio e dopo Lipari, Paino venne nominato vescovo (anzi Arcivescovo e Archimandrita) di Messina nel 1923. La Messina che Paino si trovò davanti agli occhi era più o meno quella del 1908: un cumulo di macerie e la stessa cattedra del vescovo era ospitata in una baracca di legno. Paino capì allora quale potesse essere la sua unica missione: ricostruire. E ricostruire, prima dello spirito, il corpo. Per questo, più che un pastore di anime Paino si trovò costretto ad essere un pastore di persone reali, nei guai fino al collo: ad essi non servono santi, servono muratori. Paino non fu un santo, fu un uomo. Fu uno dei più straordinari “ricostruttori” della storia siciliana e se invece di essere un prete fosse stato un politico, il suo nome non avrebbe avuto eguali per secoli. Tre mesi dopo l’ingresso in Cattedrale di Paino, capitò a Messina Mussolini, di rientro da Catania. La città era ancora quella del terremoto, oltre alle cose erano scomparsi gli uomini. “Messina deve completamente risorgere, deve tornare bella, grande, prosperosa come era una volta. Non è soltanto un interesse messinese o siciliano, è un interesse di ordine squisitamente nazionale”. In un libro apologetico pubblicato per i venticinque anni della nomina episcopale di Paino “Giubileo Episcopale di S.E. Mons. Angelo Paino” pubblicato a Messina nel 1934, ci si accorge che in appena undici anni di governo diocesano si conta la ricostruzione o il restauro di cento chiese, oltre ad una decina di nuovi conventi e a svariate edifici adibiti ad azioni sociali. Era un mecenate d’arte e amante dell’arte a lui contemporanea, lasciò al Seminario da lui fondato un fondo di 30.000 libri antichi che oggi prende il nome di “Biblioteca painiana”.

Il Duomo -Cattedrale di Messina Paino lo ricostruì due volte, prima dalle ceneri del terremoto, poi dopo i bombardamenti inglesi che provocarono l’incendio della prima struttura painiana.
A fronte di questa opera titanica di ricostruzione, Paino fu un vescovo molto discusso anche a Messina. In più occasioni arrivarono alla curia romana lettere anonime di sacerdoti che lamentavano l’eccessiva lontananza del vescovo dalla sua sede naturale (per la maggior parte dell’anno Paino stava a Roma nell’intento di racimolare fondi per le sue costruzioni) o il suo pseudo-disinteresse per i problemi dottrinali e pastorali. Di queste cose l’Arcivescovo ne risponderà al Creatore, agli uomini basta sapere che grazie a Paino la vita religiosa e civili a Messina e in provincia (a Barcellona Pozzo di Gotto si deve a lui la costruzione della Basilica di San Sebastiano e il completamento del Duomo di Santa Maria Assunta) potè continuare a fronte di due immani disastri (il terremoto e la guerra mondiale) che avrebbero raso al suolo qualsiasi altra città. Angelo Paino, a partire dal 1945, forse perché considerato troppo compromesso con il passato regime fascista, fu lentamente estromesso dalla gestione della sua diocesi fino alle sue dimissioni, arrivate nel 1963. Qualche anno dopo, il 29 Luglio 1967, uno degli uomini più straordinari della storia di Messina morì.





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