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Abbondare nella Speranza

L’anno giubilare che la Chiesa sta vivendo in questo 2025 è ormai entrato pienamente nel vivo e testimonianza di ciò è la vasta presenza di pellegrini che affolla costantemente la città di Roma e, in modo particolare, le quattro Basiliche Papali, lì dove è possibile attraversare la Porta Santa. Come è noto il tema che Papa Francesco ha voluto indicarci per questo grande evento di Grazia, mette al centro di tutto la Speranza, quella virtù, cioè, che per ogni credente - parafrasando l’apostolo Paolo - non può mai deludere (cf. Rm 5,5) perché incarnata in un volto ben preciso quello di Cristo stesso a cui, in questo tempo, ci viene concesso di poter tornare, bisognosi come siamo, per attingerne ancora.

Nella bolla di indizione del Giubileo “Spes non confundit”, poi, ci viene anche ricordato che l’Anno Santo non è solo il tempo propizio per attingere Speranza ma è anche l’opportunità per poterla scoprire e ritrovare nei piccoli segni che ci circondano, nel mondo che abitiamo e nella quotidianità che il Signore costantemente ci offre di vivere: è a tal proposito che il Papa esorta a “porre attenzione al tanto bene che è presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza” (“Spes non confundit”, n. 7).

Ecco allora che, facendo tesoro delle parole del Papa, tutti noi possiamo impegnarci nel porre una maggiore attenzione ai segni di Speranza che ci circondano e che davvero hanno la forza di riempire il nostro presente: si tratta spesso e volentieri - non lo si deve negare - di segni poveri, di situazioni piccole, di eventi quasi impercettibili dinnanzi alle problematiche, alle sofferenze, alle inquietudini, alle questioni irrisolte che ci sovrastano da ogni parte e che parecchie volte ci paralizzano.

Sono però queste esperienze piccole di cui siamo fautori o testimoni diretti e che sarebbe bello potersi condividere l’un l’altro all’interno della famiglia, nel vicinato, sul posto di lavoro, tra gli amici, nella comunità parrocchiale, che possono alimentare la nostra Speranza sempre radicata in quel Signore morto e risorto, cuore della nostra fede e che ci stiamo preparando a contemplare nelle celebrazioni del Triduo Pasquale.

 Sia allora proprio questo ultimo tratto di Quaresima che ci rimane da percorrere l’occasione  per poter rimanere ancorati al Signore Gesù riuscendo, con uno sguardo alto e profondo, a scorgere nelle trame della vita di ogni giorno quei segni di luce, quei rivoli d’acqua nel deserto del quotidiano che permettono di non cedere allo scoraggiamento e di “abbondare nella Speranza” (Rm 12,12).


di Gabriele Panarello




 

 

 

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Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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