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Affinché porti frutto in abbondanza

I nostri volti sono ancora segnati dalle tante lacrime versate in questi giorni per la morte di Simone e di Mattia. La nostra città, duramente provata, si è stretta, con commozione, attorno alle famiglie e agli amici di questi due giovani ragazzi; ancora di più, vicinanza e prossimità è stata manifestata dagli ambienti che, in questi anni, Mattia e Simone hanno frequentato e vissuto - insieme ai loro coetanei - con la passione e la sana vivacità che li ha contraddistinti: la scuola, i luoghi dello sport, la comunità parrocchiale.

A distanza di qualche giorno, riecheggia ancora ciò che Padre Santino ha pronunciato nell’omelia della Celebrazione esequiale: ci ha ricordato quella parola di Gesù che ci ha costituito suoi amici nell’amore vicendevole e per portare frutto in abbondanza, una parola, questa, eternamente valida per ciascuno di noi e, anzitutto, per Simone e Mattia!

Ecco che per noi che riprendiamo il nostro cammino, la loro tragica scomparsa e, ancora di più, la loro bella e solare testimonianza di vita vissuta all’insegna dell’amicizia potrà dire qualcosa di duraturo solo se riusciremo a fare nostro questo messaggio evangelico portandolo lì dove la vita ci chiama e nel modo in cui il nostro parroco ci ha ricordato: coniugando, cioè, questo amore degli uni per gli altri con la cura e la responsabilità - ognuno per la sua parte e per il suo ruolo nella società - verso ciascun fratello che ci sta di fronte.

A incarnare tutto questo, mantenendo vivo il ricordo di questi nostri giovani amici, tocca allora anche e inevitabilmente, alla nostra comunità parrocchiale; in queste settimane non sono mancati i momenti in cui abbiamo avuto modo di fare memoria dei tanti episodi vissuti con Mattia e Simone in parrocchia e in oratorio: celebrazioni, incontri di catechesi, feste, concerti, momenti di animazione, attività estive… esperienze belle che hanno contribuito positivamente alla crescita umana e cristiana di loro due, di centinaia di altri ragazzi (che con affetto ci ricordano) e dell’intero tessuto sociale di Pozzo di Gotto e della città.

Far sì che tutto questo porti frutto in abbondanza, in quell’amore vicendevole che si fa responsabilità per l’altro può allora significare compiere un tentativo per rinsaldare nuovamente e con creatività un legame con il territorio e con le sue esigenze, ponendosi al servizio di ragazzi e di famiglie con attività e iniziative che, nel passato, hanno aiutato a creare relazioni e che forse aspettano solo, nel presente, di essere rivitalizzate anche attraverso forme nuove e forze nuove che meritano un’opportunità per mettersi in gioco, nella consapevolezza che la parrocchia non è un corpo anonimo che non ci riguarda personalmente, ma che si compone - e che aspetta a braccia aperte - quanti, giovani e meno giovani, hanno il coraggio, la voglia e l’intraprendenza di spendersi non per una loro realizzazione personale ma per l’annuncio concreto e attuale del Vangelo che non avviene mai singolarmente ma sempre insieme ad altri!

Se questa comunità ha voluto bene a Simone e Mattia é perché ha avuto tante occasioni per incontrarli e per condividere con loro e le loro famiglie pezzi importanti della loro vita e della loro crescita: la loro vita condivisa anche con noi possa essere da stimolo e da slancio per far sì che altri possano avere nuovamente altre nuove e diverse opportunità da scoprire, da pensare e da creare, rese possibili solo dalla cura e dalla risposta responsabile ed evangelizzatrice di una comunità che sa con speranza guardare al suo futuro.


di Gabriele Panarello


 
 
 

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