Dal sogno alla realtà di chiesa Testimoniare e perseverare
- taborsettepuntozer

- 27 dic 2025
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Ognuno di noi ha dei sogni, alcuni sono destinati a realizzarsi pienamente altri meno. Tra i sogni nutriti da noi operatori pastorali e dal parroco c’è quello di vedere la nostra comunità cristiana ben compaginata, ricca di fanciulli, di presenze operose di giovani e famiglie che si impegnino seriamente in un percorso di formazione cristiana e che animino con la loro vivacità le nostre celebrazioni eucaristiche. Ogni domenica il sogno si infrange davanti alle assemblee che si accorciano e si restringono come maglioni di lana a cui abbiamo sbagliato il lavaggio. Cosa è successo? Perché oltre all’assenza dei nuclei familiari prendiamo atto che persone che frequentavano abitualmente, alcune delle quali svolgevano servizi parrocchiali, sono presenti sporadicamente o si sono allontanate fino a scomparire. Avevano sviluppato il senso di appartenenza alla Comunità parrocchiale? Queste sorelle e fratelli nella fede si erano affezionati ai volti e ai luoghi della parrocchia o semplicemente “son passati” senza lasciare segni e riceverne? Questa situazione è comune alla maggior parte delle parrocchie e assistiamo impotenti alla perdita del senso di appartenenza ecclesiale dei cristiani d’Occidente e ad un analfabetismo religioso che si sta accentuando. Su tutto ciò ha inciso molto la perdita di credibilità della Chiesa, ma non possiamo non riconoscere che ci sono stati degli errori nell’evangelizzazione e nella catechesi in quanto non si è saputo adattare il linguaggio della fede alle donne e agli uomini del nostro tempo. È probabile che parroci e operatori pastorali non abbiamo saputo narrare la fede, “far ardere” il cuore di coloro che abbiamo incontrato sul nostro cammino, e abbiamo tenuto per noi per colpa, indolenza o inettitudine, il tesoro che portiamo in fragili vasi di creta. O forse più semplicemente abbiamo annunciato noi stessi piuttosto che la Persona di Cristo che libera e salva.
Dai cristiani impegnati nell’annuncio ci si aspetta molta coerenza e soprattutto che non si conformino alla mentalità mondana. Come diceva spesso papa Bergoglio bisogna saper stare equidistanti sia dalla mondanità che dal clericalismo.
Operatori pastorali che amano stare nelle sacrestie o sacerdoti che vivono il loro ministero molto riduttivamente da semplici professionisti del sacro, non possono essere annunciatori credibili di Cristo.
La fedeltà al Vangelo richiede un responsabile impegno a favore della promozione umana, accanto a chi soffre ed è solo, per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato, dando in questi campi un contributo concreto come Chiesa umile, povera e pellegrina, a fianco degli emarginati, degli oppressi e di chi lotta per un mondo umano e solidale.
Una Chiesa fedele al Vangelo mette al centro le relazioni e non i programmi pastorali e l’organizzazione; in essa si collabora fraternamente e costantemente in un cammino comune (atteggiamento sinodale), si promuovono e valorizzano i carismi di tutti e non si parla male gli uni degli altri.
Una comunità parrocchiale credibile si apre al territorio, alle persone che lo abitano, che in quel contesto lavorano, soffrono e muoiono; per missione sa aprire il cuore con l’ascolto e la solidarietà, non si chiude nel pessimismo e nella rassegnazione ma sa riconoscere i semi della presenza del Regno di Dio nella realtà, progetta il futuro, semina speranza e sa annunciare nella quotidianità la centralità di Cristo morto e risorto che anche nei momenti bui della Storia, guida l’umanità verso la vittoria totale e definitiva del Bene sul male. Una Chiesa che vuole riportare l’umanità a Cristo deve essere comunità accogliente, capace di vivere l’amore.
Le divisioni, le liti nei gruppi, le mancanze di rispetto, che si riscontrano purtroppo in tutte le comunità, impediscono di portare frutto, di testimoniare la comunione. Non siamo sale e luce nel mondo, non serviamo Gesù, solo nell’unità possiamo annunciare la fraternità, viverla, offrirla al mondo.

di Pina Torre





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