Francesco d’Assisi 1226-2026 Ottavo centenario della morte
- 25 gen
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“Sfinito da quella malattia così grave, [Francesco] si fece deporre nudo sulla terra nuda…ed essendosi compiuti in lui tutti i misteri di Cristo, se ne volò felicemente a Dio” (2Cel, 214, 217). Era la sera del 3 ottobre 1226.
A distanza di otto secoli dal suo beato transito, san Francesco continua a interpellarci, non come una figura relegata alla devozione o alla memoria storica, ma come una coscienza critica capace di interrogare in profondità le contraddizioni del presente. Il suo messaggio non si esaurisce in un invito alla bontà o alla semplicità, ma si configura come una proposta esigente di ripensamento del rapporto dell’uomo con se stesso, con gli altri, con il creato e con Dio.
Francesco vive in un tempo di profonde trasformazioni economiche e sociali. La sua scelta di povertà evangelica non rappresenta un rifiuto del mondo, bensì una critica radicale a un sistema fondato sull’accumulazione e sul dominio. Per l’uomo di oggi, immerso in una cultura che misura il valore in termini di efficienza e possesso, Francesco indica una via alternativa: la libertà che nasce dal distacco, dalla sobrietà e dalla rinuncia a fare del potere il criterio delle relazioni.
Un altro nucleo centrale del suo messaggio riguarda la fraternità. Francesco non costruisce un ideale astratto, ma una prassi concreta di riconoscimento dell’altro, soprattutto del povero, del malato e dell’escluso. In un mondo attraversato da polarizzazioni sociali, conflitti identitari e nuove forme di solitudine, la fraternità francescana si propone come antidoto alla logica della contrapposizione, affermando che l’identità umana si compie solo nella relazione.
Il rapporto con il creato, spesso semplificato in chiave poetica, va compreso come espressione di una visione teologica profonda. Chiamare le creature “fratelli” e “sorelle” significa riconoscere il limite dell’uomo e rifiutare ogni pretesa di dominio assoluto. In un’epoca segnata da una crisi ecologica senza precedenti, Francesco offre una prospettiva che unisce spiritualità ed etica, invitando a uno stile di vita responsabile e rispettoso dell’equilibrio del mondo.
Infine, il messaggio di san Francesco interpella l’uomo di oggi sul tema della pace. La sua scelta del dialogo, anche con chi è percepito come nemico, mostra che la pace non è il risultato di strategie politiche, ma il frutto di una conversione interiore. Francesco continua a indicare una via esigente e controcorrente: quella di un’esistenza spogliata dell’egoismo, capace di generare speranza in un mondo frammentato e inquieto.
Possa allora il giubileo di san Francesco essere un tempo fecondo, un tempo di memoria e di raccolta – come ha affermato Papa Leone XIV – di un seme “gettato nella terra che continua a generare frutti di pace, fede e amore”.

di Mario Barresi





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