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Georges Bernanos Dialoghi delle Carmelitane

  • 30 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Meno conosciuto, ma non meno intenso, del romanzo Diario di un curato di campagna, il dramma Dialoghi delle Carmelitane fu scritto da Georges Bernanos in Tunisia durante l’inverno 1947-48 come sceneggiatura di un film che il padre domenicano R.Bruckberger voleva ricavare dalla novella di Gertrud von Le Fort L’ultima al patibolo. Bernanos, che conosceva la novella ma non l’aveva sottomano al momento della composizione dei Dialoghi, elaborò il testo in modo personale tanto da farla diventare un’opera originale non solo sotto l’aspetto formale ma anche sul piano dell’ispirazione, immedesimandosi, egli ormai malato e agli ultimi giorni della sua esperienza terrena, nella figura di Bianca De La Force, la carmelitana che, dominata fino a quel momento dalla paura, va per ultima incontro al martirio, col viso ormai rasserenato e la sua angoscia finalmente fatta conforme all’agonia di Nostro Signore. A causa della morte prematura dell’autore, il progetto non si realizzò; ciò nonostante, i Dialoghi uscirono postumi nel ‘49 riscuotendo a teatro un grande successo in Francia e all’estero e diventando un’opera lirica grazie a Francis Poulenc.

Nella sua novella, Gertrude von Le Fort si era ispirata a un fatto realmente accaduto negli anni della Rivoluzione Francese, durante il regime del Terrore, quando sedici carmelitane francesi, le “martiri di Compiègne” (beatificate da Pio X e canonizzate da papa Francesco), erano state arrestate e ghigliottinate il 17 luglio 1794 a Parigi per essersi rifiutate di rinunciare ai propri voti.

Antefatto: l’anno 1770, durante i festeggiamenti per le nozze del futuro re Luigi XVI con Maria Antonietta, mentre le carrozze della nobiltà attraversano piazza Luigi XV tra la folla festante, avviene un incidente. Al momento dei fuochi d’artificio alcune casse di razzi si incendiano: i cavalli si imbizzarriscono, la folla presa dal panico rompe il cordone del servizio d’ordine. Qualcuno aggredisce la carrozza del marchese De La Force e della giovane moglie incinta. I soldati arrivano in tempo a liberare la marchesa. Poche ore dopo, nel palazzo dei De La Force la partoriente muore dando alla luce Bianca: la paura sarà la fedele compagna di questa bimba sempre troppo impressionabile.

Si arriva al 1789, Bianca entra come postulante nel monastero delle Carmelitane di Compiègne. A spingerla a farsi suora, il desiderio di vincere l’ansia che sempre l’accompagna trovando la propria forza in Dio. La Madre Priora cerca di riportarla alla realtà e al senso di responsabilità che può venire solo da una scelta consapevole: le spiega che il convento non è un luogo di pace quanto di preghiera. La Priora, che ha tanto a cuore il destino di Bianca, ben presto muore. Una lettera del Superiore del Carmelo invita la nuova Priora a concedere il velo alle postulanti. A frenare contro la giovane è Madre Maria che ritiene che Bianca manchi di carattere ma la Priora è decisa a obbedire al Superiore: la novella suora prende il nome di suor Bianca dell’Agonia di Gesù. Intanto la Storia bussa con i suoi errori ed orrori anche al Carmelo: un delegato della municipalità si presenta al parlatorio del convento con l’ordine di inventariarne i beni e le doti delle suore per metterli a disposizione della nazione. Gli eventi presto precipitano: viene fatto divieto assoluto a chiunque di prendere i voti e ogni religiosità è abolita. Il convento subisce due saccheggi, le sedici suore vengono cacciate. Le circostanze drammatiche si impongono: mentre la nuova Priora è a Parigi, le carmelitane fanno voto di martirio per la conservazione del Carmelo e la salvezza della patria. In quanto a Bianca, sembra molto confusa e nessuna delle consorelle anziane scommetterebbe su di lei: quando i militari occupano il convento, nella concitazione la ragazzafugge e fa ritorno a Parigi dal padre; le consorelle vengono separate e costrette a non avere alcun contatto fra di loro. Il marchese intanto finisce ghigliottinato e Bianca ridotta a servire in casa propria. Il 17 luglio del 1794, l’epilogo della triste vicenda: le suore di Compiègne, coi capelli rasati, vengono condotte al patibolo, in Piazza della Rivoluzione. Mentre ad una ad una salgono sul palco, intonano tra la folla silenziosa accorsa ad assistere il Salve Regina e il Veni Creator. «Via via che scompaiono, il coro si fa più sottile. Ma in quell’istante, partendo da un altro punto della vasta piazza, s’alza una nuova voce, più nitida, più risoluta ancora delle altre, e tuttavia con qualcosa di infantile. E si vede farsi avanti verso il palco, attraverso la folla che si apre, stupita, la piccola Bianca De La Force. Il suo volto appare sgombro da ogni paura». Canta anche lei il Veni Creator. Un gruppo di donne la circonda e la accompagna verso il palco, fino a farne scomparire la figura, finché la sua voce tace come quella delle sue consorelle. Bernanos aveva scritto ne La Joie: «Sotto un certo aspetto, vedete, la Paura è comunque figlia di Dio, riscattata la notte del Venerdì Santo.  […] essa si trova al capezzale di ogni agonia, essa intercede per l’uomo».


di Alessandro Cocuzza

 
 
 

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Gestito Antonino Cicero

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