Il bene comune Il ruolo dei cattolici nella vita politica: ieri, oggi, domani.
- 30 lug
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Gli anniversari sono sempre occasione di riflessione e verifica e ciò non vale meno per la nostra Costituzione, nata come reazione al totalitarismo fascista e nella prospettiva della creazione di un Paese unito e libero, sulla base del diritto e di un principio pluralista, antidoto al pensiero unico della precedente fase storica.
A ottant’anni dall’elezione dell’Assemblea Costituente, è opportuna una riflessione sul suo modo di operare e sull’ eterogeneità ideologica, ma è altresì necessaria una verifica sull’attualità dei valori sanciti nella Carta Costituzionale (come disse Calamandrei, “questa è una Costituzione che ha in sé il domani”). Un discorso a parte meriterebbe valutare il grado di conoscenza dei cittadini.
Particolarmente importante fu sicuramente anche il contributo dato dal mondo cattolico, grazie alla presenza di esponenti della Democrazia Cristiana (partito, allora, maggioritario) all’interno dell’Assemblea Costituente: De Gasperi, Moro, La Pira, Dossetti, Iervolino, Federici, Zaccagnini (tanto per citarne alcuni). Antifascisti; partigiani; impegnati a livello accademico, nel sociale, nella scuola, nell’associazionismo cattolico e in sodalizi religiosi, essi hanno contribuito alla nascita di una democrazia pluralista, sociale e personalista, perseguendo sempre un principio di compromesso tra esperienze e visioni diverse: socialisti, comunisti, democristiani, liberali hanno lavorato insieme alla Costituzione; hanno creduto che il dialogo fosse la base per rigenerare la democrazia e sanare il Paese ferito; hanno fatto del proprio impegno politico una forma di testimonianza, difendendo i valori cristiani e proponendoli come fondamenta per il nuovo documento: la centralità della persona umana (artt. 2 e 3), la famiglia (artt. 29-31), la necessità della formazione per ottenere e difendere la libertà (artt. 33 e 34), il lavoro come fondamento della dignità umana (art. 1), la sussidiarietà (art, 118).
Il contributo dei cattolici alla stesura della Costituzione ci invita ad una riflessione sul ruolo che ancora oggi essi dovrebbero assumere nella vita istituzionale e politica del nostro Paese, in un momento storico di grandi cambiamenti e tensioni internazionali e caratterizzato dalla logica dello scontro, ad ogni livello: i cattolici hanno l’obbligo di guardare la realtà con gli occhi del Vangelo e di indicare la via per la rigenerazione della vita democratica, accogliendo e promuovendo la dialettica tra ideali contrapposti non come limite, ma come ricchezza. Insomma, come diceva Bachelet, bisogna “ difendere amando coloro che combattono per ideali contrapposti”, unire la carità alla polemica, come mezzo per difendere la verità. Per tornare ad una vita democratica “sana”, è necessario , in primis, puntare sulla formazione e sulla presenza attiva e consapevole dei cittadini che rappresentano il cuore del sistema politico: in tal senso, i luoghi di formazione devono dare linfa alla politica “buona”, devono essere motore che, dal basso, dia una spinta alla vita politica.
In secondo luogo, è fondamentale assumere un atteggiamento di cura della democrazia, sentita come “res publica”, e rigettare ogni comportamento che svilisca l’esercizio della politica.
Quali sfide, dunque, per i cattolici nella società del cambiamento? La via è tracciata nel Vangelo: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde sapore, con che cosa lo si renderà salato? (Mt.5, 13). Avere consapevolezza della propria vocazione, impegnarsi con determinazione a mantenere uno stile veramente cristiano, rimanere coerenti con la propria vocazione.
di Oriana Scampitelli





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