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In casa, un Natale possibile di Pina Torre

Natale arriva e quest’anno più del solito porta con sé sentimenti contrastanti. Ritornano la consueta ed estenuante corsa ai regali, le colorate luminarie, la gente indaffarata, le code ai centri commerciali e ai presepi viventi, e poi le tombolate e gli alberelli, mentre cresce l’angoscia e la pena per tutti coloro, grandi e piccoli, che stanno morendo in vari luoghi del pianeta e soprattutto nella Terra di Gesù, il Bambinello della cui nascita facciamo memoria e per il quale cantiamo nenie e recitiamo novene. Gli Erode di turno perpetuano impuniti la strage degli innocenti. Contemplando il presepe allestito nelle case e nelle nostre chiese, talora anche nelle scuole, e guardando senza falsi sentimentalismi la famiglia di Nazareth incerta, spaurita, confusa, che non trovò rifugio se non in una misera stalla per far nascere il Redentore, spontaneo diventa l’accostamento a tante famiglie che soffrono per motivi diversi: malattie, guerre, lutti, separazioni, incomunicabilità, conflittualità, problemi economici, tradimenti, violenze. Eppure è dalla famiglia, assediata dal male che bisogna ripartire per cambiare questo nostro mondo e questo nostro cuore sordo, indurito e sclerotizzato. Prima cellula della Società e della Chiesa, culla della vita, luogo di ospitalità, di accoglienza e rispetto delle differenze, microcosmo sociale, la famiglia non è più un’istituzione univoca. Si può ben parlare di una pluralità di modelli di famiglia, il concetto di famiglia è in continua evoluzione. Diminuiscono le coppie che scelgono di sposarsi in Chiesa celebrando il Sacramento del Matrimonio; molte sono le coppie che invece preferiscono convivere, pensando che sia inutile sottoscrivere contratti religiosi o civili, che possano imbavagliare e imprigionare l’amore. C’è la paura di impegnarsi a realizzare un progetto comune di vita a lungo termine, vige la logica dell’usa e getta, si cambia partner come si cambia un vestito o un elettrodomestico e la cultura dello scarto ha preso il sopravvento anche tra le persone. A volte le separazioni sono inevitabili a causa di contrasti effettivamente insanabili, altre volte però non ci si vuole impegnare abbastanza per salvare il bene che è l’amore della coppia. Si riscontra un vero e proprio analfabetismo emotivo ed affettivo e i figli sono coloro che pagano le maggiori conseguenze, spesso imbrigliati nelle dinamiche delle famiglie allargate orizzontalmente, nate dalle nuove relazioni dei genitori. I frutti di queste crisi familiari sono sotto gli occhi di tutti: c’è in atto un’emergenza educativa che non ha precedenti e che sembra molto difficile arginare. La famiglia dovrebbe dare stabilità, sicurezza, trasmettere valori, educare al perdono e alla riconciliazione, essere il luogo sicuro in cui essere amati, sostenuti ed aiutati a diventare persone felici e invece c’è tanto disagio e tanta sofferenza tra gli adolescenti e i giovani. I genitori non possono abdicare al loro ruolo genitoriale, devono essere figure di riferimento, con le parole e con l’esempio. Credo che l’allontanamento da Dio e dai valori cristiani abbia contribuito notevolmente nell’aprire questa enorme falla educativa. Nonostante tutto le famiglie sono luoghi di partenza, fondamentali per apprendere a diventare credenti. Ripartiamo dalle famiglie così come sono e lasciamo uno spiraglio perché filtri uno spiraglio di luce dal Natale che sempre ci parla di un Dio che si fa vicino, che viene nell’umiltà e nella fragilità di un bambino, che sceglie i piccoli, i diseredati per rivelarsi. Il Natale ci parla di vicinanza, di prossimità a chi è solo, emarginato, abbandonato e forse fa parte della nostra stessa parentela. Ripartiamo da questo: respiriamo noi e facciamo respirare ai nostri figli, ai nostri nipoti la vera e semplice gioia della nascita di un Dio fatto bambino per amore, per ciascuno di noi.

di Pina Torre

 

 
 
 

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Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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