L’ETÀ DELLA FORZA E IL CARDINALE ZUPPI
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In un tempo segnato da guerre, tensioni internazionali e contrapposizioni sempre più dure anche nel dibattito pubblico, la Chiesa continua a indicare con costanza la strada del dialogo. È quanto ha ribadito il cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’introduzione ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente, riunitosi a Roma dal 26 al 28 gennaio 2026.
Nel suo intervento, il presidente della CEI ha definito il nostro tempo come “età della forza”, richiamando con tali parole un’espressione coniata da Giorgio La Pira. È un’immagine che rappresenta la nostra stagione storica, in cui sembra prevalere la logica della potenza, della contrapposizione, della minaccia rispetto a quella del diritto e della collaborazione tra i popoli. Ciò non riguarda solo i conflitti armati, che continuano a insanguinare diverse regioni del mondo, ma anche un clima generale in cui, persino nella vita sociale quotidiana cresce la fatica di ascoltarsi e di cercare soluzioni condivise senza alimentare divisioni e giochi di potere. Tanti tristi fatti di cronaca sembrano dimostrare la lettura del presidente della CEI.
Secondo Zuppi, quando la forza prende il posto del dialogo, le conseguenze sono sempre pericolose: aumentano la sfiducia, la paura e l’isolamento. Le istituzioni internazionali rischiano di indebolirsi se non vengono sostenute da una volontà reale di cooperazione. Per questo, ha sottolineato il cardinale, la “diplomazia della forza” non può essere la risposta ai problemi complessi del nostro tempo. Al contrario, è necessario riscoprire la “diplomazia del dialogo”, caratterizzata da pazienza e ascolto in vista della ricerca del bene comune.
Zuppi ha ricordato che per la Chiesa il dialogo non è una strategia tra le altre, ma una dimensione essenziale della propria missionestessa. Il Vangelo invita a riconoscere nell’altro un fratello, anche quando le posizioni sono differenti o distanti. Questo vale nei rapporti tra Stati, ma anche nella vita quotidiana delle nostre comunità: nelle famiglie, nei quartieri, nei luoghi di lavoro e perfino nei social network, dove spesso le parole diventano armi.
Poco dopo l’Anno Santo appena vissuto, il Presidente della CEIha invitato a non perdere la speranza e a tradurla in gesti concreti di pace. La Chiesa, ha affermato, è chiamata, quindi, a essere “casa della pace”, un luogo “dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”, come già affermato da Leone XIV neldiscorso rivolto ai vescovi della CEI il 17 giugno 2025.
In conclusione, il cardinale Zuppi esorta a “non aver paura di sperare, di avere il coraggio che viene dall’amore per affrontare i problemi e di realizzare questa speranza amando con audacia”. È un augurio rivolto non solo ai vescovi italiani, ma a tutte le persone di buona volontà.

di Alessandro Di Bella





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