LA BLASFEMIA DELLA GUERRA E PAPA LEONE
- 26 apr
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I “luoghi sacri dell’Oriente cristiano” sono “profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari” con il sangue delle vittime innocenti ritenute semplici “effetti collaterali”. Così Leone XIV il 10 aprile scorso dichiara al Sinodo della chiesa di Baghdad dei Caldei, chiamata ad eleggere il suo nuovo Patriarca. Nel suo discorso il Papa esorta i cristiani caldei, pur nel difficile contesto in cui operano, a proclamare che “Dio non benedice alcun conflitto” e che “chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe.”
Nel rosario per la pace dell’11 aprile il Santo Padre proclama che la preghiera è argine al “delirio di onnipotenza” che sembra pervadere l’umanità di oggi, in cui “viene trascinato nei discorsi di morte persino il nome santo di Dio, il Dio della vita.” Nella cattedrale di Bamenda in Camerun, paese che ha rischiato di sprofondare in una guerra civile tra cristiani e musulmani, il 16 aprile scorso, dopo aver richiamato il Vangelo delle beatitudini, il Pontefice ha affermato: “Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici”.
Insomma, negli ultimi sviluppi della “terza guerra mondiale a pezzi” in Medio Oriente, spesso ammantata di motivazioni religiose, segnati dagli ultimi attacchi di Stati Uniti e Israele contro Iran e Libano, la posizione della Chiesa cattolica ancora una volta si è distinta per una ferma condanna della guerra e per un richiamo radicale alla pace.
Appelli alla ricerca di forme di convivenza pacifica tra popoli erano stati lanciati anche da Papa Francesco per Gaza e la Cisgiordania. Sempre per restare nella stessa area mediorientale, inascoltata è rimasta la voce di Giovanni Paolo II per cercare di fermare gli attacchi NATO nel 1991 e nel 2003 contro l’lraq di Saddam Hussein.
Le violenze compiute “nel nome di Dio” sono tante nella storia umana: il fondamentalismo islamico culminante nell’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, le tante guerre tribali in Africa in cui divisioni etniche e religiose s’intrecciano, le lacerazioni della ex Jugoslavia degli anni ’90 del secolo scorso tra cristiani e musulmani culminanti nell’assedio di Sarajevo, la benedizione del conflitto russo-ucraino da parte del patriarcato ortodosso di Mosca, il sionismo messianico di Israele di oggi e il nazionalismo cristiano evangelico di Trump ne sono soltanto alcuni esempi.
In conclusione, la posizione della Chiesa sulla guerra è netta: il ricorso alla “guerra giusta” è ammesso solo in caso di aggressione, così si afferma nel Catechismo della Chiesa cattolica. Papa Leone non fa altro che ribadire tale dottrina, evidentemente distorta da politici “cattolici” come Vance. “Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto”, così nella meditazione sulla via Crucis del venerdì santo del francescano padre Francesco Patton. Nessuno può autoattribuirsi il potere di dare la morte, tanto meno l’attuale presidente degli Stati Uniti, che si crede Dio, come richiamato in un interessante recente articolo di Annachiara Valle su “Famiglia cristiana”. Ciò non è altro che blasfemia, come ogni guerra di dominio.

di Alessandro Di Bella





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