La convivenza delle differenze
- taborsettepuntozer
- 26 gen
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Per il linguista Noam Chomsky, il linguaggio è “la proprietà nucleare che definisce l’essere umano”: la grammatica è innata nell’uomo, che già alla nascita possiede i principi universali che regolano il linguaggio. Siamo gli unici animali dotati di logos, capaci di narrare e di essere narrati, di interagire con noi stessi e con gli altri, capaci di modificare con la parola la realtà che ci circonda. La conoscenza passa, infatti, attraverso le parole, che diventano espressione del nostro vissuto, essenza dell’esperienza.
Oggi si parla tanto di inclusione, ci sentiamo soddisfatti quando usiamo questa parola, perché dimostriamo di essere al passo con la società che cambia. L’inclusività ha il potere di spazzare via i nostri sensi di colpa come società e ha preso il posto di tolleranza, di integrazione, parole che portano già in sé il pregiudizio, perché si tollera qualcosa che si considera negativo, fastidioso, perché ci si predispone a integrare qualcuno che, per esistere, deve farsi simile a noi “normali”.
Se ci fermassimo a riflettere, ci accorgeremmo che la parola “inclusione” racchiude in sé l’idea che ci siano delle persone “normali” che hanno il potere di includere quelle “diverse”, diventando espressione del potere di una maggioranza su una minoranza. Perché non parlare invece, come suggerisce lo scrittore Fabrizio Acanfora, di “convivenza delle differenze”, in cui normalità e diversità possano relazionarsi in una condizione di parità? A chi ancora non è chiaro che siamo tutti differenti nella individuale unicità? Basterebbe ascoltare e ascoltarci; le parole che usiamo, il cosiddetto idioletto, esplicitano le strutture del nostro pensiero, dicono chi siamo, veicolano la nostra visione del mondo, sono un atto identitario individuale e collettivo insieme.
Dovremmo rivolgerci a coloro che vogliamo includere e chiedere come si vedono, cosa pensano delle definizioni che i “normali”attribuiscono loro. Potremmo allora comprendere che la diversità è una delle tante sfaccettature della normalità; ciò, forse, potrebbe esserci utile domani, se, all’improvviso, dovessimo scoprire che la normalità è diventata qualcosa che noi non possediamo.
di Tinuccia Russo

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