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La fede del Vangelo

«Ma il Figlio dell'Uomo, venendo ancora, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Come fare per stimolare nel popolo di Dio una fede più genuina, più matura e meno superstiziosa? Tante le sovrastrutture di cui è imbevuta la religiosità popolare (e non solo). Le ritroviamo ad ogni festa, dove non si comprende cosa la gente celebri con i suoi piccoli e grandi riti secolari: acclamazioni, fiori, fuochi d'artificio e quant'altro. E i bravi parroci o i paludati vescovi, che han tirato fuori dalla naftalina camauri, cappe magne e parve, con relativi caudatari al seguito, con pizzi, merletti e tricorni, ammennicoli che sembravano destinati a un museo, ma tralasciando l'essenziale. Ritengo che il modo più efficace di contrastare queste manifestazioni che sanno tanto di religione, ma poco di un autentico rapporto col Signore, sia quello di stimolare una fede più genuina, centrata più sul Gesù del Vangelo e meno su speculazioni teologiche astratte spesso incomprensibili per la gente semplice. Una fede fondata più sul vissuto di Gesù che sul conoscere tutto di lui, come se davvero potessimo conoscere di Dio e di Gesù qualcosa di diverso da ciò che la vita e le parole del Cristo ci hanno rivelato. Una fede non solo in Gesù, ma fare propria la fede di Gesù, la sua vita, il suo modo di vedere il mondo e la storia. Egli ci ha detto che Dio è Padre di amore e misericordia, ci ha salvato dicendo che siamo figli amati e che dobbiamo vivere come fratelli, che la nostra dignità di uomini non si misura dalle ricchezze, dal potere e dal successo, ma dal fatto che siamo tutti figli dell'unico Padre, creature assetate di bontà, bellezza e pienezza di vita, così impastati d'amore che non avremo mai pace se non riusciremo ad amare come Dio ci ama. «Gesù non ha inteso divinizzare l'uomo, innalzarlo a ciò che non è, avrebbe sacralizzato la prepotenza dei potenti che si autoproclamano divini e sacre maestà giustificando il superuomo, ma ha umanizzato Dio» (cit). Ha detto che l'uomo è divino se vive in pienezza la sua umanità, un uomo talmente umano da lasciar trasparire la sua inequivocabile origine divina. Ha detto che possiamo vivere del Padre e con il Padre nei piccoli gesti della nostra umanità. E perché non avessimo dubbi su come vivere, ha voluto nascere in una famiglia povera, in mezzo a un popolo disprezzato, ha amato accompagnarsi con gente di pessima reputazione: appestati, prostitute, pubblicani, con quanti non hanno alcun titolo da vantare se non la loro nuda umanità. In costoro ha visto «una traccia indelebile e non negoziabile della loro somiglianza col Padre» (cit). Non dobbiamo temere di rivedere la nostra storia, di domandarci se, per caso, noi addetti ai lavori, "professionisti della salvezza", abbiamo dimenticato che la fede non è tanto la conoscenza della definizione esatta di Dio, quanto piuttosto la luce della vita di Gesù che dà senso alla nostra, il senso ultimo dei nostri giorni e di tanto impegno pastorale. Abbiamo l'obbligo di chiederci se non abbiamo trascurato che la cosa più importante è la trasmissione della Buona Notizia del Vangelo così come ce l'ha consegnata Gesù e come oggi, faticosamente, cerca di metterla in evidenza Papa Francesco.


di Santino Coppolino

 
 
 

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Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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