La preghiera: respiro della fede L’insegnamento del Papa
L’anno 2024 ha visto l’uscita di un coinvolgente libro dal titolo La preghiera del cuore, una raccolta di catechesi di papa Francesco edito dal gruppo editoriale Il Pozzo di Giacobbe. Il testo, che ho avuto la gioia e la fortuna di leggere, è un interessante itinerario alla scoperta del significato della preghiera per la vita. Desidero riportare di seguito soltanto alcuni pensieri del papa che più mi hanno colpito e che ritengo possano esserci utili nel dialogo orante, spesso difficoltoso, con Dio.
La preghiera, dice il papa, è il respiro della fede, un grido che come quello di Bartimeo, il cieco di Gerico di cui racconta il vangelo di Marco, esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio. Questo cieco usa la voce, l’unica arma in suo possesso, urla a squarciagola, è insistente, perseverante, non si arrende: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” (Mc 10,47). La preghiera di Bartimeo tocca il cuore di Gesù che lo guarisce, la potenza della sua fede attira la misericordia e la potenza di Dio.
La preghiera appartiene a tutti gli uomini e le donne, nasce nel segreto, in quel luogo interiore che è il cuore; è uno slancio, un’invocazione: Abbà, Papà. A Dio possiamo chiedere tutto, spiegare tutto, raccontare tutto, è sempre vicino alla porta del nostro cuore ma non è invadente, aspetta. Egli ascolta e qualche volta nella preghiera basta sapere questo, anche se non capiamo i suoi disegni, se i problemi non si risolvono, se tante questioni rimangono senza via d’uscita, essere consapevoli che siamo ascoltati rende ogni sofferenza più sopportabile.
Dall’esempio di Gesù, nostro maestro anche nella preghiera, possiamo ricavare alcune caratteristiche della preghiera cristiana. Innanzitutto essa è il primo desiderio della giornata, si pratica all’alba, prima che il mondo si risvegli. Il cammino quotidiano, con le sue fatiche acquista così la prospettiva di una vocazione, le prove della vita si mutano in occasioni per crescere nella fede e nella carità. In secondo luogo, la preghiera è un’arte da praticare con insistenza. Tutti siamo capaci di preghiere episodiche, che nascono dall’emozione di un momento ma Gesù ci educa ad una preghiera perseverante che è esercizio, disciplina che viene assunta entro una regola di vita.
Altra caratteristica della preghiera di Gesù è la solitudine, nel silenzio Dio ci parla. Ogni persona ha bisogno di uno spazio per se stessa, dove coltivare la propria vita interiore, dove le azioni ritrovano un senso. Senza vita interiore diventiamo superficiali, agitati, ansiosi, sfuggiamo da noi stessi.
Infine la preghiera di Gesù è il luogo dove si percepisce che tutto viene da Dio e a Lui ritorna. A volte noi esseri umani ci crediamo padroni di tutto oppure al contrario perdiamo ogni stima di noi stessi, la preghiera ci aiuta a ritrovare la giusta dimensione nella relazione con Dio nostro Padre e con tutto il creato.
Riscoprire nel Vangelo Gesù Cristo come maestro di preghiera e metterci alla sua scuola ci dona gioia e pace, ci aiuta ad abbandonarci nelle mani del Padre, come lui stesso ha fatto nell’orto degli ulivi. Si deve pregare sempre, anche quando tutto sembra vano e Dio ci appare sordo e muto, e la fede può sembrare un’illusione, una fatica sterile. Tanti santi hanno sperimentato la notte della fede ed il silenzio di Dio ma praticare la preghiera significa anche accettare questa fatica. In queste notti della fede chi prega non è mai solo. Gesù stesso ci accoglie nella sua preghiera perché noi possiamo pregare in Lui e attraverso Lui, e questo è opera dello Spirito Santo, maestro interiore che prega nei nostri cuori. Gli uomini e le donne che pregano sanno che la speranza è più forte dello scoraggiamento, credono che l’amore è più potente della morte, portano riflessi sul volto bagliori di luce, anche nei tempi di maggior dolore. Si ha l’impressione che la preghiera sia l’argine, il rifugio dell’uomo davanti alla piena del male che cresce nel mondo e quando essa è autentica libera dagli istinti di violenza, è uno sguardo rivolto a Dio perché torni a prendersi cura del cuore dell’uomo.
La signoria di Dio transita nella catena non chiassosa di una moltitudine di uomini e donne di preghiera che appartengono a tutte le religioni, servitori umili e discreti che con la loro invocazione non si uniformano alla legge del più forte ma chiedono a Dio di compiere i suoi miracoli, e soprattutto di trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne (cf Ez 36,26).
La preghiera cristiana non può tralasciare la Bibbia e nelle sue pagine incontriamo esempi di persone oranti e stupende preghiere di vario genere; ma è nel libro dei Salmi che troviamo tutti i sentimenti umani: le gioie, i dolori, i dubbi, le speranze, le amarezze della vita. Pregare con i Salmi sviluppa in noi una preghiera forte che ci fa acquisire la consapevolezza che tutti soffrono in questo mondo, sia che si creda in Dio sia che lo si respinga. Nei Salmi il dolore diventa relazione, rapporto, grido di aiuto che trova una risposta. Il credente sa che se anche tutte le porte umane fossero sprangate, la porta di Dio è aperta, se anche tutto il mondo avesse emesso un giudizio di condanna, in Dio c’è salvezza.
La preghiera è anche strettamente legata al sentimento dello stupore e della contemplazione davanti al mistero della creazione. Niente esiste per caso, questa vita nonostante tutte le sue fatiche e le sue prove, i suoi giorni difficili è colma di una grazia e di una bellezza di cui meravigliarsi, è una benedizione per cui rendere grazie non solo nella preghiera personale ma anche in quella liturgica, in quella grande scuola di preghiera che è la Chiesa, la comunità che ci accompagna e ci sostiene.
di Pina Torre

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