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La Teologia della Prosperità alla Casa Bianca

L’immagine di Donald Trump nello studio ovale della Casa Bianca circondato da predicatori e pastori di varie chiese del mondo protestante, che impongono le mani su di lui l’8 febbraio scorso, ha fatto il giro del mondo. Ciò è avvenuto in occasione

dell’inaugurazione dello “Ufficio della Fede”, di cui è responsabile la telepredicatrice Paula White, consigliera spirituale di Trump.Essa, al pari di altri presenti, è esponente della cosiddetta, teologia della prosperità, una corrente dottrinale sviluppatasi, soprattutto negli Stati Uniti nell'ambito del protestantesimo, che si sta diffondendo anche in molti paesi dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia. Secondo tale “vangelo diverso”, la ricchezza e il successo sono segni della benedizione divina e la fede può apportare benefici materiali e guarigione fisica.

Senza scomodare Calvino o Max Weber per tentare di delineare le radici profonde di tale corrente di pensiero, essa si può configurare come sorta di reinterpretazione in chiave religiosa del “sogno americano”. Tale dottrina ha un ruolo significativo nella politica statunitense sia nella prima presidenza di Donald Trump dal 2017 al 2021 sia nella direzione impressa all’inizio di questosecondo mandato. Costante è il sostegno mediatico da parte di predicatori e pastori, appartenenti a svariate chiese, fortemente carismatici. Essi presentano Trump come un leader benedetto da Dio, tesi rafforzatasi dopo il fallimento dell’attentato del 13 luglio scorso, legittimando il suo successo economico e politico come prova della volontà divina stessa. Questo contribuisce a rafforzare il legame tra numerose chiese evangeliche e pentecostali, ben differenti da quelle del protestantesimo tradizionale, e il trumpismo, veicolando l’idea che il benessere finanziario e la salute fisica siano segni visibili della giustizia e dell’approvazione divina.

Forti sono le critiche della Chiesa cattolica e, in particolare, di Papa Francesco, contro la teologia della prosperità, evidenziandone la distorsione del messaggio evangelico. Come ribadito dal Papa più volte, il Vangelo non promette ricchezza materiale, ma chiama all’amore verso i più deboli e i sofferenti. In più occasioni, Francesco ha condannato quella che definisce la “cultura dello scarto”, espressione del consumismo, secondo cui i poveri sono i soli colpevoli della propria condizione e non meritano attenzione, legittimando in tal modo l’emarginazione di interi gruppi sociali, come i migranti, di popoli ed etnie.

Insomma, quello della teologia della prosperità è un “vangelo diverso” che afferma un’idea ben lontana dalla Chiesa missionaria “ospedale da campo” proposta da Papa Francesco. I predicatori che si vedono alla Casa Bianca, invece, veicolano un messaggio antitetico a quello della Chiesa che accoglie gli ultimi, immagine visibile di Cristo. Papa Francesco ha denunciato ripetutamente il rischio di una “chiesa della prosperità, la cui ideologia trasforma Dio in uno strumento a proprio uso e consumo per legittimare il potere e il successo personale, tradendo il cuore stesso del cristianesimo. Pertanto, la vera benedizione divina non si misura con il successo materiale, ma con la capacità di amare e servire il prossimo, specialmente gli ultimi e i sofferenti, secondo il Vangelo delle beatitudini.

In conclusione, i telepredicatori come la consigliera spirituale di Trump sono davvero agli antipodi del messaggio rivoluzionario di giustizia e di inclusione di un altro pastore, solo per fare un esempio, di ben altra statura rispetto a Paula White: Martin Luther King.



 

 

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Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

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