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Le carte raccontano Da San Vito a S. Maria Assunta

  • 31 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Scrivo questa nota sollecitato da alcuni recenti fatti. Nel corso del 2025 è stato portato a termine un lavoro di riordino e di inventario dell’Archivio Storico Parrocchiale a cura del dott. Giovan Giuseppe Mellusi, sotto la supervisione della Soprintendenza Archivistica della Sicilia - Archivio di Stato di Palermo. L’archivio con il suo ingente materiale documentario era rimasto per me, per lunghi anni, uno scrigno chiuso a motivo delle precarie condizioni in cui versava nonostante che, nel recente passato (ignoro l’anno), la Soprintendenza di Messina abbia provveduto ad un primo riordino. La struttura dell’archivio risultava allora così costituita da due fondi: 1. Registri sacramentali (battesimi dal 1583, cresime dal 1877, matrimoni dal 1685, defunti dal 1613 - è ipotizzabile che qualche volume sia andato perduto - fino ai nostri giorni); 2. Arcipretura (Amministrazione, Confraternite - S. Eusenzio e Varie -, Legati Pii (Raimondi, Giunta, Varie). Pubblicazioni di documenti riguardanti la Chiesa di San Vito, gli arcipreti, le devozioni e le “costumanze” Pozzogottesi, la Chiesa di Gesù e Maria, la Processione delle Varette (arch. Giuseppe Imbesi, rev.do Giuseppe Turrisi, rev.do Luigi La Rosa) nel recente passato, testimoniano che l’archivio può essere fonte di conoscenza della storia locale fino al presente forse poco esplorata.

Essendo, da circa cinque anni, pervenuti all’archivio due volumi di introiti ed esiti della Confraternita delle Anime del Purgatorio e tante altre carte sciolte di epoche diverse, ho deciso di prendere conoscenza dell’archivio e di avviare il restauro di ben 14 volumi (tutt’ora in corso) molto compromessi, a spese

dell’amministrazione parrocchiale. Un finanziamento del Ministero della Cultura per l’anno 2024 per un nuovo riordino ed inventario dell’archivio mi ha permesso di cominciare a familiarizzare con le vetuste carte: un autentico patrimonio da studiare per lumeggiare la storia ecclesiastica di Pozzo di Gotto.

Il 18 dicembre del 1929, l’arciprete Maggio, nell’incipit di una accurata e dettagliata relazione sulle chiese dell’arcipretura (S. Maria Assunta; succursali: Gesù e Maria, San Vito e Idria; oratorio Anime del Purgatorio; chiese rurali: San Rocco (Calderà) e Madonna di Oreto) e sui beni e relativi legati, canoni e soggiocazioni di ciascuna, scrive: «L’antica chiesa parrocchiale era quella di “San Vito” divenuta oggi filiale perché insufficiente alla crescente popolazione». Prosegue poi: «Fu verso il 1700 che per contribuzione dei fedeli si iniziarono i lavori della nuova chiesa, cui si diede il nome di "Santa Maria Assunta”». Quest’ultima sarebbe stata aperta al culto verso il 1830 (i terremoti avrebbero distrutto quanto già costruito nei decenni precedenti). Ridotta in pessime condizioni dal terremoto del 1908 fu riparata in modo superficiale dall’arciprete De Francesco Giuseppe e riaperta verso il 1914. Più consistente l’intervento strutturale realizzato durante il mandato dello stesso arciprete Maggio.

La chiesa di San Vito (costruita sul sito di un’altra preesistente chiesa, ristrutturata ed ampliata nel tempo) fu dapprima sede della parrocchia dal 1583, primo parroco Giuseppe Maimone, e dal 1732 sede dell’arcipretura (primo arciprete il rev.do Giuseppe Crisafulli, sepolto nella chiesa di San Giuseppe, oggi solo un rudere sulla via Garibaldi), ceduta al Comune negli anni settanta del secolo scorso, è stata radicalmente restaurata ed è utilizzata come auditorium. Durante un periodo di sede vacante, il vicario generale Pietro Lo Uzzo dell’arcidiocesi di Messina, decretó che diventasse sede arcipreturale S. Maria Assunta e primo arciprete il rev.do Giuseppe De Luca (1863) cui, tra l’altro, si deve la costituzione di una “biblioteca”, in parte sopravvissuta ad evidenti depredazioni.

Vicende, storie avvincenti del territorio di Pozzo di Gotto tutte da scoprire e da studiare, da approfondire, da trasmettere alle nuove generazioni.



di Mons. Santino Colosi

 
 
 

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Tabor 7.0

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Gestito Antonino Cicero

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