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LE VERITÀ NASCOSTE

  • 31 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Vangeli apocrifi e conoscenza di sé: Tommaso, Maria Maddalena, Filippo e Giuda

Paolo Scquizzato – Gabrielli Editori, € 18,00

Apocrifi, parola da non temere


«Apocrifo» non significa falso. Vale la pena ricordarlo subito, perché è il malinteso più tenace che circonda questi testi. Dal greco ἀπόκρυφος (*apókryphos*), il termine indica qualcosa di nascosto, segreto, custodito per pochi: una rivelazione riservata. I vangeli apocrifi sono un insieme assai vario: alcuni sono antichissimi e vicini agli ambienti protocristiani, come il Protovangelo di Giacomo, da cui provengono tradizioni care alla devozione cattolica quali i nomi di Gioacchino e Anna, genitori di Maria, o la festa della sua nascita. Altri, come quelli di matrice gnostica rinvenuti a Nag Hammadi (Egitto) nel 1945, nascono nel II-III secolo in un contesto ellenistico, con un linguaggio neoplatonico lontano dalla predicazione aramaica di Gesù, e propongono una salvezza fondata sulla conoscenza interiore riservata a pochi eletti. Se la Chiesa antica li escluse dal canone, le ragioni furono teologiche e pastorali, e variabili da testo a testo. Liquidarli tutti come eretici, dunque, sarebbe storicamente disonesto.

Su questo terreno si muove don Paolo Scquizzato, prete della diocesi di Pinerolo, docente di Antropologia Teologica all'Università Cattolica e fondatore della Scuola Diffusa del Silenzio. Il suo libro attraversa quattro grandi testi (i vangeli di Tommaso, Maria Maddalena, Filippo e Giuda) con gli occhi del guida spirituale: li legge come mappe dell'interiorità, itinerari di conoscenza di sé, inviti alla trasformazione. Una scelta legittima, che risponde a una domanda reale. Nel mondo contemporaneo questi vangeli intercettano una spiritualità diffusa, quella dei cercatori lontani dalle strutture dottrinali istituzionali che però conservano il senso della profondità del mistero. Per loro, l'insistenza gnostica sul risveglio interiore, sul primato dell'esperienza, sulla luce che abita il sé ha un'attrattiva comprensibile. Scquizzato li accompagna con rispetto e con una prosa che mescola registro filosofico e meditativo.

Peccato che proprio la prosa sia il problema più serio del volume. Il testo è saturo di epanortosi (la figura retorica che nega per poi affermare, costruita sullo schema non... ma...) usata con una cadenza così meccanica da trasformarsi in tic. Ogni concetto viene prima negato nella sua forma semplice, poi rilanciato in quella più ambiziosa, poi probabilmente rinnegato e rilanciato ancora venti pagine dopo, perché l'altro difetto ricorrente è la ripetizione: gli stessi nuclei concettuali tornano a intervalli regolari, come se il testo non ricordasse di averli già detti. Il risultato è una prosa che assomiglia a se stessa pagina dopo pagina, e che leviga ogni asperità, ogni scarto, ogni vera sorpresa. Un'intuizione spirituale autentica soffocata da una scrittura che non le rende giustizia.

Un'occasione parzialmente mancata, da un autore che sa certamente fare di meglio.

Voto: 6/10



A cura di Francesco Lipari

 
 
 

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