Nel Risorto Vincitore La pace dell’uomo
- 25 gen
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“La pace sia con voi”: questo il saluto rivolto da papa Leone XIV al mondo intero dopo la sua elezione. Mi domando quanti avranno capito il significato di quelle parole, senza farsi ingannare dalla concezione tutta umana di pace come cessazione dei conflitti, degli affanni quotidiani, come stato di profondo benessere fisico e mentale, e quanti avranno ricordato invece l’addio di Gesù ai discepoli, poco prima di essere arrestato e messo in croce, “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14, 27) o il saluto del Risorto ai dodici chiusi nel cenacolo: “Pace a voi!” (Lc 24,36; Gv 20, 19.21.26).
Nelle parole di Gesù è l’essenza della “pace”, dello shalom biblico; essa è un dono di Dio, non una conquista dell’uomo; si realizza nelle relazioni col Padre, con i fratelli e con il creato nella misura in cui l’uomo riesce ad aprirsi alla misericordia, al perdono e all’amore di Dio. Prima di diventare “costruttori di pace”, bisogna accogliere Dio nella nostra vita, sperimentare la pace attraverso la carità e l’umiltà. Il saluto del Risorto, dunque, non è un semplice saluto di buon augurio; è un dono, è Gesù che si dona ai discepoli e a noi, che ci chiede, come afferma papa Leone XIV nel messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, di non dimenticare il bene, di riconoscerlo vincitore, di sceglierlo ancora e insieme. Il pontefice ricorda anche le parole di Sant’Agostino: “Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso”.
Portare, dunque, dentro di noi la luce della pace equivale a seguire l’insegnamento di Gesù, a cercare di essere come Lui: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Mite e umile: papa Leone sottolinea che la pace del Risorto non coincide con l’ideale lontano e irraggiungibile alimentato da coloro che fanno allarmismo, che sostengono la corsa all’armamento e il nucleare come deterrente con l’obiettivo di dominare con la forza. La pace del Risorto, invece, è disarmata, si fonda sull’ascolto dell’altro, sul rispetto e la difesa della dignità umana, sulla carità non disgiunta dalla giustizia: il suo unico fine è il bene comune. È “tenerezza attiva”, come dice papa Leone, “a nostra portata di mano e tutti possiamo possederla” (Sant’Agostino).
La pace del Risorto è disarmante. Le nostre difese crollano di fronte a Dio che si è fatto Bambino per amore, che ha risposto sempre ai suoi detrattori senza acredine, che ha perdonato sulla croce scegliendo l’amore fino alla morte. Le nostre difese crollano di fronte alle fragilità degli uomini, rendendoci “più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide” (Papa Francesco).
Forse Gesù, rivestendosi della fragilità umana, ci ha voluto mostrare che proprio nella fragilità è la forza per diventare costruttori di pace?

di Tinuccia Russo





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