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Nell’unità della fede Nicea: l’Uomo Dio

  • 27 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

In questi giorni, chi vive la comunità parrocchiale può sentire maggiormente una situazione di disagio e di fatica: le chiese, anche a Natale, sono più vuote, le energie sembrano diminuire e le assenze, soprattutto dei più giovani, si fanno sentire. Nonostante le luci, le musiche, le attività ludico-ricreative del periodo, può sembrare davvero difficile riconoscere la presenza viva di Dio in mezzo a noi. Eppure, il recente messaggio di Papa Leone in occasione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea ci ricorda che la fede, anche se fragile, continua a sostenere e ad unire: «nell’unità della fede, proclamata fin dalle origini della Chiesa, i cristiani sono chiamati a camminare concordi, custodendo e trasmettendo con amore e con gioia il dono ricevuto».

Il Concilio di Nicea del 325 d.C. fu un momento decisivo per chiarire chi è Gesù Cristo: il Figlio di Dio, generato dal Padre, non creato, «Dio vero da Dio vero» disceso dal cielo per la salvezza di tutti gli uomini. Questo pronunciamento, racchiuso nel Credo, non è solo un documento storico, è il fondamento della nostra fede comune, ancora oggi valido.

Esso ci incoraggia a non lasciarci sopraffare dalle difficoltà delle nostre realtà o dalle fragilità o dai numeri ridotti, perché comunque la fede ci lega ai cristiani di ieri e di domani, e ci rende testimoni della presenza di Dio nel mondo!

Il Natale ci mostra concretamente questo stesso messaggio. Dio, per ciascuno di noi, si fa piccolo, fragile, entra nella nostra storia come un Bambino nella mangiatoia. L’incarnazione ci ricorda che Dio non è lontano e inaccessibile, ma vicino, si fa nostro fratello e ci invita a incontrarlo nei nostri fratelli e sorelle, soprattutto in quelli più deboli.

Ecco allora che così come il Concilio di Nicea proclamò la verità del Figlio di Dio, il Natale ci offre ancora una volta il Cristo Bambino che scende nella nostra umanità e illumina di tenerezza le nostre comunità.

“In Unitate Fidei” ci sprona a vivere questa fede con coraggio: i gesti più semplici – pregare insieme, aiutare chi è solo, condividere il poco che abbiamo – rendono reale la nostra unità e testimoniano l’amore di Dio.

Anche quando la nostra comunità sembra fragile e stanca, il Credo, professato di domenica in domenica, ci ricorda che la luce di Cristo non viene meno e che la nostra vocazione è camminare insieme nella fede, nell’amore, nella speranza.

Questo Natale, lasciamoci raggiungere dal dono più grande: Dio è con noi e camminare uniti nella fede ci permette di accogliere la vita nuova che Gesù ci dona di essere luce nel mondo e testimoni della sua misericordia, anche nei tempi più difficili.

Buon Natale!




di Gabriele Panarello

 

 
 
 

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Tabor 7.0

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Gestito Antonino Cicero

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