PARROCCHIE VUOTE Tra migrazioni e sfide pastorali
- 25 gen
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Finite le feste di Natale, andati via tanti giovani che studiano lontano o tanti adulti che ormai hanno messo radici altrove, tornati solo per una manciata di giorni trascorsi con le famiglie, le nostre comunità tornano a svuotarsi.
L’esodo continuo verso il Nord Italia dal Mezzogiorno e dalle aree periferiche del nostro Paese è sempre più massiccio: secondo il Rapporto “Italiani nel mondo” 2025 della Fondazione Migrantes, nel periodo 2014-2024 oltre un milione di meridionali si sono trasferiti verso le regioni dell’Italia settentrionale, mentre solo la metà è andato in direzione opposta, con un saldo negativo di migrazione interna per il Sud di oltre 500.000 abitanti. Quasi il 50% di chi si sposta ha tra 20 e 34 anni. Senza entrare nel merito delle conseguenze economiche e sociali, si tratta di una vera e propria emorragia demografica, che colpisce anche la chiesa delle regioni meridionali.
Nelle comunità parrocchiali delle nostre zone è sempre più complicato trovare giovani impegnati in attività di catechesi, di animazione, di gruppi e associazioni laicali; quei pochi che sono rimasti, in molti casi, sono schiacciati da problemi di lavoro e dalla precarietà. Ovviamente, il calo della partecipazione giovanile alla vita della comunità ecclesiale, in molti casi dopo la Cresima, è dovuto anche ad altri fattori. In ogni caso, l’emigrazione e lo sradicamento che spesso ne consegue accelera tale processo di distacco tra chiesa e giovani.
In molte diocesi delle regioni del Sud sono state avviate iniziative pastorali per i fuori sede, sia per mantenere vivo il legame con le comunità d’origine, sia per favorire l’inserimento dei migranti in nuove realtà. Nonostante tali tentativi, comunque, l’emigrazione interna sta causando un depauperamento progressivo del tessuto di relazioni all’interno di molte comunità ecclesiali.
Inoltre, l’Italia tutta risulta scarsamente attrattiva per gli stessi migranti in ingresso: dal 2006 al 2024, sempre secondo il Rapporto 2025 di Migrantes, il saldo migratorio è di -817.000. Al contrario, cresce costantemente l’emigrazione italiana, con il record poco invidiabile di 155.732 espatriati dal nostro Paese nel 2024, soprattutto verso l’Europa, la maggior parte dei quali diplomati.
Per frenare questa tendenza negativa che tocca anche il tessuto delle comunità ecclesiali di aree marginali, sarebbe opportuno includervi meglio le giovani famiglie di migranti provenienti da altri Paesi: nel nostro territorio numerosi sono i fedeli che provengono, ad esempio, dall’Albania, dalla Romania, dalla Polonia, dalle Filippine, dall’India. In tale prospettiva, vari sono i percorsi pastorali già avviati in molte parrocchie destinati ai migranti di nuovo arrivo, anche sulla scia di indicazioni di Francesco e Leone XIV.
In conclusione, il fenomeno delle migrazioni risulta sempre più articolato. Esso richiederebbe uno sforzo di comprensione maggiore da parte della Chiesa, soprattutto per non leggerlo più come una ferita, nel caso dell’emigrazione, o una minaccia, per l’immigrazione, ma come un’opportunità arricchente. Sembra una sfida quasi impossibile ma occorre raccoglierla per includere fedeli di provenienza sempre più varia e dalla mobilità sempre più complessa.

di Alessandro Di Bella





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