PIER GIORGIO FRASSATI LA RICCHEZZA DEL QUOTIDIANO
- taborsettepuntozer
- 26 gen
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In un tempo storico che ci restituisce tante storie di giovani e giovanissimi intenti a fronteggiare problemi di depressione, di sofferenza psicologica e di insicurezza rispetto al futuro, l’esempio di Pier Giorgio Frassati insieme ad uno dei suoi moniti più celebri: “finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro” (dalla lettera alla sorella Luciana del 14 febbraio 1925), possono costituire una testimonianza di vita a cui ispirarci nel nostro quotidiano.
Pier Giorgio Frassati nasce nel 1901 a Torino in un contesto della borghesia più agiata, la sua provenienza socio-familiare rappresenterà sempre un confine da superare per via della divergenza ideologica tra lui e gli altri componenti della famiglia; tuttavia, i legami affettivi lo spingeranno a stimare il padre, la madre e la sorella con quel sentire empatico che contraddistingue il suo carattere. Pier Giorgio, nei suoi soli ventiquattro anni di vita terrena, è riuscito a godere della pienezza del suo essere giovane, in tutti gli ambiti a lui cari: l’università, l’associazionismo e l’impegno sociale. Ognuno di questi poli ha rappresentato per Frassati un’opportunità di espressione individuale e collettiva che segna la storia del beato torinese in modo significativo; la scelta di studiare Ingegneria meccanica (con specializzazione mineraria) al Politecnico di Torino orienta Pier Giorgio già ad un servizio verso gli altri, gli sarebbe piaciuto stare accanto agli operai in miniera perché credeva fortemente nella dignità del singolo anche, e soprattutto, all’interno dei contesti professionali. L’animo associazionista matura in Frassati sin da giovanissimo, ma è l’ingresso all’università che gli permetterà di creare legami di qualità con alcuni coetanei e coetanee che condividevano lo stesso sguardo sul mondo; il coinvolgimento nella FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) è stata una vera palestra formativa, di ispirazione per due importanti passaggi negli anni di Pier Giorgio: la fondazione della “Compagnia dei Tipi Loschi”, un gruppo radicato nei valori dell’amicizia, della fede e della preghiera; e l’adesione al partito popolare italiano di don Sturzo.Tale apertura a molteplici ambiti, non risparmia Frassati da una vocazione piena al servizio caritatevole.
Il suo stare in mezzo agli “ultimi” non era una forma di esibizionismo, dal momento che l’attenzione rivolta ai più poveri spesso si concretizzava in un aiuto effettivo, materiale, necessario che scandiva le giornate del giovane; è abbastanza ricorrente l’aneddoto secondo cui Pier Giorgio aveva le tasche piene di foglietti con numeri e dati delle persone aiutate, gli stessi amici consigliavano agli altri: Va’ da Pier Giorgio che sicuramente ti aiuta. Nonostante l’esistenza del giovane Frassati sia stata breve, muore il 4 luglio del 1925 a causa di una poliomielite fulminante, la sua storia ci dice moltissimo su un’apertura alla vita, su un atteggiamento che non è in alcun modo ombelicale perché rivolto verso l’alto (come amava ricordare Pier Giorgio durante le sue scalate in montagna) e verso l’altro; un altro su cui possiamo interrogarci per capire quale fisionomia assume nella nostra quotidianità.
di Alessandro Aspa

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