Povertà sul territorio e centri d’ascolto
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Dal Report della Caritas diocesana del 2025 emerge che la povertà non è diminuita, è solo diventata più silenziosa, più insidiosa e più difficile da raggiungere. I dati minuziosamente raccolti e diffusi permettono di delineare le principali criticità socio-economiche del nostro territorio: povertà economica cronica, ludopatie, tossicodipendenze, usura, persone senza dimora, minori stranieri non accompagnati, periferie, povertà educativa, disagio abitativo, situazioni di disoccupazione, impieghi saltuari, lavoro in nero o sottopagato che non permette una vita dignitosa, solitudine, e un sentimento costante di incertezza verso il futuro che coinvolge non solo i giovani ma anche gli anziani. La sfida però non riguarda solo i sostegni economici. Serve una rete di interventi che parta dal territorio, sinergica, stabile e capace di accompagnare le famiglie nel medio-lungo periodo. Una logica opposta alla frammentazione attuale, fatta di bonus temporanei. I Centri di ascolto presenti sul territorio della diocesi, ed anche i parroci raccolgono richieste di aiuti concreti, generi alimentari, vestiario ma anche interventi per l’acquisto di materiale scolastico, di farmaci, visite mediche o sussidi per prestazioni sanitarie: in molti infatti stanno rinunciando a curarsi a causa dei costi e delle attese eccessive. Il diritto alla salute per tanti è ormai un lontano ricordo. Eppure si tratta di donne e uomini che appartengono alle nostre comunità, che pur restandone ai margini chiedono di ricevere anzitutto accoglienza, rispetto, aiuto per affrontare le difficoltà e le prove della vita. I dati raccolti nel Report non sono semplici statistiche, diventano strumento di discernimento, servono per l’azione dei consigli pastorali parrocchiali e diocesani, per rafforzare il dialogo con le Istituzioni, tutelare diritti e promuovere il bene comune coinvolgendo diversi attori territoriali. È in questo stare accanto, farsi prossimo che emerge la vera anima del cristianesimo. La fede, scriveva san Giacomo, se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta (cf Gc 2, 14-17). Una Chiesa povera, sobria, senza orpelli né sprechi che si lascia evangelizzare dai poveri riesce ad essere testimone luminosa del Vangelo di Cristo. Questo è il messaggio che colgo nella mia parrocchia, malgrado il suo essere diventata nel tempo un “piccolo gregge”. Senza fare cose straordinarie, nella quotidianità si cerca di dare risposte a coloro che per motivi diversi chiedono aiuto e sostegno nei loro bisogni di prima necessità. Tante sono le occasioni che il parroco insieme al Consiglio Parrocchiale promuove per la diffusione di semi di bene e alcune persone, nell’anonimato, accolgono i suoi inviti e donano con generosità. Osservo con simpatia e ammirazione anche gli operatori della Caritas che, non più giovani, sono accesi da un fervore che li spinge a visitare anziani non autosufficienti o persone con fragilità psichiche che hanno dovuto lasciare le loro case e sono ospiti di Residenze a loro dedicate e nelle quali essi organizzano semplici ma gioiosi momenti conviviali e di preghiera per alleviare la tristezza e la solitudine. Li vedo impegnati a promuovere momenti di visita ai malati insieme ai ministri straordinari della Comunione o piccole festicciole con i fanciulli della catechesi in un felice connubio intergenerazionale. In comunione d’intenti con il parroco propongono alla comunità proficue collaborazioni con accreditate associazioni di volontariato, si impegnano in raccolte fondi da destinare alla beneficenza. È pur vero che si potrebbe fare di più avendo a disposizione strutture più adeguate e l’aiuto di volontari più giovani ma purtroppo ne risulta difficile il coinvolgimento. I motivi addotti sono sempre gli stessi: il tempo non c’è. E questo vale anche quando si chiedono collaborazioni per la catechesi e la liturgia. Non c’è tempo! Bisogna studiare, lavorare, avere momenti liberi per sé e ci si dimentica che il padrone del tempo è il Signore, e che gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente siamo chiamati a dare (cf Mt 10,8).
di Pina Torre







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