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Quel vaso di creta per la vita del mondo

  • 26 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

La felice ricorrenza dei 50 anni di Ordinazione presbiterale di Mons. Santino Colosi è l’occasione propizia per riflettere sul dono inestimabile del Sacerdozio. La parola stessa oggi sembra risultare desueta per non dire che può suscitare una certa “allergia” in diverse persone dentro e fuori la chiesa. Non nascondiamo infatti l’imbarazzo che a volte la chiesa vive e sperimenta davanti ad una società che non solo rinfaccia le inconsistenze e i peccati dei sacerdoti, ma che le rammenta quotidianamente che il sacro non può essere considerato un monopolio esclusivo di

un’istituzione religiosa e dei suoi ministri ordinati. Assistiamo infatti alla crescita di una visione di spiritualità sempre più individualista, che rivendica il fatto di non aver bisogno di mediatori particolari o di comunità che si radunano in un determinato luogo e giorno della settimana.

Ci chiediamo allora: ma che senso ha oggi essere preti? Cosa ha da dire la Chiesa Cattolica attraverso il Sacerdozio ministeriale?

Quando un Presbitero si rende presente non presenta mai solo sé stesso, egli è sempre nel suo ministero e non perché svolge un particolare compito, ma perché sempre rappresenta qualcosa che è più grande di lui. Se questo da una parte può allontanare qualcuno, dall’altra certamente può interrogare magari anche chi vuole starne a distanza. E questa domanda che sorge a volte anche con rabbia e insofferenza, in realtà può essere un seme.

Anche se oggi ci sembra che manchi una risposta ragionevole al perché valga la pena essere preti e annunciatori del Vangelo, il solo fatto che esistano ancora sacerdoti che in silenzio si impegnano svolgendo il loro ministero con fedeltà, rimanendovicini agli ultimi senza particolare clamore, tutto ciò fa germogliare qualcosa nell’ottica del granello di senape e del lievito. Un Ministro dell’Eucaristia e del perdono di Dio rammenta il fatto che c’è qualcuno che mi assolve, quando io stesso faccio fatica a perdonarmi, che mi ama nonostante tutto, che mi annuncia una Parola che è più grande della mia e che rimane fedele alla sua promessa. Non è forse questo ciò di cui il mondo ancora oggi nuovamente ha bisogno?

Nel vivere il ministero dunque comprendo timidamente sempre di più che questa dimensione di forza e di fatica insieme, sebbene a volte sembri essere un fastidio, in realtà rivela la fragilità di quel vaso di creta che contiene un tesoro che viene da Cristo e che è per la vita del mondo.


di don Giuseppe Pandolfo c.pp.s



 
 
 

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