top of page

Ricercatrice Università di Messina Tutrice di Omar e mamma affidataria di Lamin

  • 28 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Dal maggio 2017 in una struttura della nostra Parrocchia si svolge un servizio di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Persone singole e famiglie della nostra comunità e della nostra città potrebbero avere un ruolo più attivo nell’accoglienza di questi giovani. L’intervento che in questo numero ospitiamo serve a capire meglio cosa significa essere tutore volontario e genitore affidatario.

 

Ogni anno migliaia di minori arrivano in Italia senza adulti di riferimento. Oggi sono oltre 17.000 i minori stranieri non accompagnati inseriti nel sistema di accoglienza, ma solo una parte ha un tutore nominato. In questo contesto nasce Tutori in Rete, la prima rete nazionale che riunisce 19 associazioni e gruppi informali di tutori volontari, tra cui l’associazione di tutrici e tutori di Messina, con l’obiettivo di rafforzare e valorizzare la tutela volontaria prevista dalla Legge 47/2017 (nota come Legge Zampa).

La Legge Zampa ha introdotto per la prima volta in modo organico la figura del tutore volontario per i minori stranieri non accompagnati. Si tratta di una misura volta a garantire che i minori abbiano una figura adulta vicina e di riferimento che li rappresenti e li accompagni nelle scelte che riguardano la loro vita, dalla tutela dei diritti alla gestione delle pratiche amministrative e legali.

La legge riconosce l’importanza del coinvolgimento della società civile nel percorso di accoglienza, prevedendo modalità di selezione, formazione e affiancamento dei tutori per assicurare questo tipo di presenza con competenza e responsabilità.

 Il ruolo del tutore volontario

Il tutore rappresenta il minore davanti alle autorità, assiste nelle procedure amministrative e legali (richiesta del permesso di soggiorno, pratiche anagrafiche, accesso ai servizi) e vigila sul rispetto dei diritti fondamentali.

Il tutore offre un punto di riferimento adulto stabile, promuove l’inserimento nel contesto locale, sostiene il percorso scolastico e formativo e facilita l’accesso a servizi sanitari, psicologici e sociali.

Svolge funzione di ponte tra minore, istituzioni (comune, servizi sociali, tribunale per i minorenni), comunità ospitante e famiglie d’origine quando possibile, favorendo reti di sostegno ed inclusione.

Accompagna il giovane nel passaggio alla maggiore età, aiutando a costruire percorsi di autonomia abitativa, lavorativa e amministrativa per ridurre la vulnerabilità nel delicato momento del compimento dei 18 anni.

Il tutore agisce con responsabilità civile e morale, operando nel migliore interesse del minore e collaborando con gli organismi di tutela e controllo.

 Perché è importante

In un contesto segnato da risorse locali scarse, servizi frammentati e fragilità crescenti, la tutela volontaria rappresenta uno strumento concreto per garantire diritti, rispondere alla necessità di cura e integrazione. I ragazzi, che arrivano qui in Italia sono adolescenti, che non conoscono la lingua, con un vissuto spesso doloroso e magari aspettative che non trovano riscontro nella realtà.

 Cosa mi ha insegnato

L’importanza della prossimità. Fermarsi, ascoltarsi, spesso osservarsi se non si condivide una lingua con cui comunicare, porta a conclusioni umane fondamentali, del tipo “siamo molto più simili di quello che pensavo”, che segue al “perché pensavo che fossimo diversi?”. Le culture distanti sono belle da scoprire, non c’è nulla datemere, se non un odioso retaggio colonialistico, che vuole porre gli esseri umani su piani diversi.

Per fortuna la prossimità, l’energia dei ragazzi che nonostante tutto sognano ancora una storia diversa, un sogno da realizzare, ci aiuta a entrare in contatto con i loro, anche con i loro dolori, per le assenze, per la lontananza dalla famiglia, per ciò che non avrebbero mai voluto vedere ed hanno visto, per quello che non vedono più, rende solo noi tutori più umani, più grati, più impegnati, più consapevoli. Spiragli di fiducia reciproca che si inondano di umanità, di bellezza e di poesia. Così le prime volte da tutrice mi sono trovata a bordo campo, mentre la partita di calcio continuava a ritmo serrato. Quando mi sono seduta al fianco di Lamin ho subito voluto fargli sapere che non amavo tanto il calcio, ma che lo trovavo davvero bravo, correva da grande atleta, lui mi rispose con un’altra urgenza. Mi mostrò un breve video tratto da un film per farmi capire quanto era stato duro restare fermo, schiacciato dentro il cassone della jeep mentre attraversavano il deserto…

Ed io penso sempre a quella prossimità che mi ha cambiato la vita. La penso tutte le volte che arrivano le belle notizie da parte dei ragazzi, che condividono i loro piccoli grandi traguardi, ma la penso soprattutto quando sono invischiati nella burocrazia e vulnerabili ad ogni prevaricazione, in un sistema di accoglienza che non sempre funziona bene e che spesso li infantilizza, dilata il loro tempo, vanifica i loro sforzi, anche nei passaggi più delicati del loro percorso di vita.

 L’affido familiare come scelta prioritaria

La citata Legge Zampa riconosce nell’affido familiare la forma di accoglienza da promuovere con priorità per i minori stranieri non accompagnati. Questa scelta valorizza il diritto del minore a crescere in un ambiente familiare, in una realtà capace di garantire stabilità, ascolto e accompagnamento quotidiano.

Oggi continuo a fare la tutrice di un giovane di nome Omar che vive in una struttura di accoglienza di Messina, ma sono anche mamma affidataria di Lamin. Sono due ruoli diversi, il secondo sicuramente più impegnativo e complesso, ma ambedue arricchenti. Oggi so cosa significa aprire la porta di casa e vivere una prossimità che può diventare condivisione. Oggi capisco meglio perché Lamin corre con così tanto cuore.


 

di Anna Paola Capra

 
 
 

Commenti


Tabor 7.0

Creato da Filippo Maniscalco

Gestito Antonino Cicero

bottom of page