RUBRICA: Perché la religione L’interpretazione della psicoanalisi
- taborsettepuntozer

- 27 dic 2025
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Sono passati oltre cento anni da quando la psicoanalisi ha rivoluzionato il modo di comprendere la mente, la cultura, l'arte e anche il sacro. Sebbene molte delle teorie di Freud siano state nel tempo discusse, modificate e integrate, il nucleo della sua proposta rimane una tappa fondamentale per chiunque voglia indagare l’origine religiosa dell’umano.
Secondo Freud, la religione nasce come risposta all’insicurezza profonda dell’esistenza umana. In Totem e tabù individua un gesto simbolico primordiale — l’uccisione del padre — da cui derivano i concetti di colpa, divieto, legge e rito. La comunità crea tabù e sacrifici per gestire quella colpa originaria, mentre la figura divina assume la funzione di regolare e trasmettere questo meccanismo collettivo.
In L’avvenire di un’illusione, Freud allarga la prospettiva: la religione appare come un sistema di credenze creato per placare la vulnerabilità dell’uomo di fronte alla natura e al destino. Una protezione psicologica, utile per garantire ordine e coesione, ma che chiede fedeltà a narrazioni non verificabili. Per Freud la religione limita la libertà perché si fonda su autorità simboliche sottratte alla discussione critica; allo stesso tempo riconosce che liberarsene non è semplice, perché la sua funzione consolatoria è profondamente radicata. L’umanità, secondo lui, potrà forse superarla solo attraverso il progresso della ragione e della scienza, con tempi che non immagina brevi.
Carl Gustav Jung giudicava questa lettura insufficiente. Per lui il sacro è un linguaggio dell’inconscio profondo. Gli archetipi sono forme originarie che si ripetono in tutte le culture e che permettono alla psiche di orientarsi. Le religioni sono dunque mappe interiori, strutture simboliche che danno ordine all’esperienza. Non si tratta di stabilire se siano vere o false: sono necessarie per non perdersi. James Hillman ha proseguito questa linea accentuando la funzione descrittiva del mito. Nei miti cerca immagini dell’anima. Le divinità — antiche o contemporanee — sono nomi dati a passioni, ferite, tensioni che abitano la psiche. Il sacro è una struttura stabile della vita umana. Può essere interpretato come prodotto della psiche, come linguaggio dell’immaginazione o come realtà che supera l’individuo, ma continua a svolgere una funzione precisa: permette di nominare ciò che non controlliamo e di organizzarne l’impatto sulla nostra esperienza.Quando le religioni tradizionali perdono forza, l’uomo continua a generare simboli in altre forme: nel consumo identitario, nell’edonismo presentato come liberazione, nelle diete che diventano dottrine morali, nelle spiritualità orientali importate senza contesto, quelle che Guccini definiva «magie di moda» che da noi nascondono «vuoti di pensiero».
Eliminata la religione, non si elimina il bisogno che la sostiene.

di Francesco Lipari





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