Rubrica: Un nuovo percorso
- 29 mar
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In questa rubrica, per diverse puntate, abbiamo attraversato i temi della ricerca di Dio seguendo un percorso ampio: dalla storia dell’uomo alla filosofia, fino ad arrivare alla psicoanalisi, là dove anche il pensiero moderno è stato costretto a riconoscere che l’essere umano non è riducibile al solo materialismo. In molte forme, talvolta poco ortodosse per un giornale parrocchiale, è emersa l’idea di una dimensione spirituale irriducibile, inquieta, mai del tutto soddisfatta.
Pur nella sua circolazione limitata, la rubrica ha suscitato reazioni: osservazioni, apprezzamenti e anche critiche argomentate, giunte quasi sempre in forma privata. Un segnale discreto ma significativo, che indica come le questioni affrontate abbiano toccato nervi scoperti e non siano rimaste indifferenti.
A questo punto del cammino può essere utile cambiare passo e sperimentare una forma diversa, più essenziale: trasformare questa rubrica in un dialogo. Non una voce sola, ma un confronto tra un cercatore – non credente o incapace di riconoscersi pienamente in una fede – e un sacerdote teologo. Un cercatore che, pur non aderendo alla fede, riconosce il cristianesimo come uno dei pilastri della cultura e del pensiero occidentale, un orizzonte dentro cui, volenti o nolenti, tutti siamo immersi.
Il dialogo non seguirà necessariamente uno schema rigido di domanda e risposta. Talvolta sarà il cercatore a interrogare, altre volte sarà il teologo a rilanciare il dibattito, a provocare, a chiedere che cosa spinga oggi un non credente a cercare senso, verità, o persino Dio. In questo spirito, l’invito è esteso anche a chi legge: partecipare con domande e riflessioni significa entrare a far parte del cammino stesso.
Da qui nasce una domanda inevitabile: è possibile cercare Dio senza passare dalla religione? E, soprattutto, come si tiene insieme questa ricerca con l’insistenza del Catechismo della Chiesa cattolica sulla forma, sulla dottrina, sull’appartenenza ecclesiale e sui sacramenti come via ordinaria di salvezza, pur ammettendo che il Creatore possa donarla anche oltre questi confini? Non c’è, su questo punto, una tensione – se non una reale confusione – che merita di essere abitata, e non semplicemente elusa?
di Francesco Lipari







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