Un Papa di nome Francesco
Papa Francesco non smette di stupirci e adesso lo ha fatto da un letto d’ospedale, in una condizione di estrema fragilità dovuta alla sua età e ad una grave malattia respiratoria che ne minaccia la vita. Con la sua commovente testimonianza nella difficile prova, ha incarnato le parole di san Paolo che scrivendo alla Comunità cristiana di Corinto così si esprimeva “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10). Avevamo capito che fosse un papa dai tratti originali già quel lontano 13 marzo 2013 quando, appena eletto, affacciandosi dalla loggia centrale della basilica di San Pietro ci ha salutato con un comune buonasera e ha chiesto la benedizione del popolo prima di dare la sua. Primo papa argentino e gesuita della storia, primo a scegliere il nome del santo di Assisi, simbolo di una chiesa povera che sceglie i poveri e gli ultimi, un altro dei suoi primi gesti emblematici è stato quello di non risiedere
nell’appartamento papale posto in cima al palazzo apostolico ma nella Domus di Santa Marta, nella cui Cappella, ha celebrato abitualmente la messa mattutina con un gruppo simbolico di gente comune, per non isolarsi e per vivere a contatto con più persone possibili. Con lui è iniziata fin da subito una ridefinizione, certamente faticosa e lenta, della figura stessa del Vescovo di Roma. Una “Chiesa in uscita” non è uno slogan ma è la visione di chiesa che ha proposto e che ha messo in atto personalmente. Nel suo pontificato, attraverso viaggi e documenti,encicliche ed esortazioni apostoliche nei quali ha espresso la sua ansia pastorale, oltre ad aver intensificato il dialogo con le altre Confessioni cristiane ha promosso quello con le altre Religioni in particolare con quella islamica, ed ha trovato la chiave per tessere relazioni positive con tutti, adottando un linguaggio semplice, ricco di metafore, con chiari messaggi interpretativi dei Vangeli. Ha sempre annunciato l’amore e la misericordia di Dio, la fraternità e la pace tra i singoli e i popoli, la necessità della giustizia sociale, del rispetto della terra, della sostenibilità. È un uomo caloroso, ama parlare con tutti, telefona alle persone, a volte va direttamente a casa loro, si interessa dei problemi della gente, si fa vicino ai bambini, ai malati, agli anziani, ai fragili, ai carcerati, agli esclusi, ai migranti, a coloro che vivono nelle periferie esistenziali della società. La sua attenzione verso gli emarginati si manifesta anche attraverso gesti concreti, come l’istituzione di servizi per i senzatetto e i bisognosi nei pressi del Vaticano. Dimostra con i suoi gesti come dev’essere e deve vivere il vero discepolo di Cristo. La maggior parte della gente lo ama, buona parte del clero lo disprezza, lo ritiene un papa non all’altezza del suo Ufficio, i più conservatori lo osteggiano, lo ostacolano, lo deridono. Assomigliano a quei colti farisei con i quali si scontrava Gesù, attenti alle tradizioni degli uomini e alle minuzie di una religiosità puramente esteriore, lontana dalla ricerca della verità e del vero bene dell’uomo. E adesso, in questo momento di malattia affrontato con grande coraggio e altruismo, gli insegnamenti del pontificato di Papa Francesco, assumono un’importanza ancora maggiore perché ci presentano una visione del mondo in cui i valori evangelici sono la chiave per affrontare le sfide globali del nostro tempo. I tempi che stiamo attraversando sono bui e difficili, la corsa al riarmo e “la terza guerra mondiale a pezzetti” è reale e fa paura, e la voce del Papa che si leva per supplicare la pace e la fine dei conflitti ce lo fa percepire come un paladino di speranza del quale abbiamo bisogno. Ricordo con gratitudine come in piena pandemia, quando tante certezze sono crollate, ogni mattina da Santa Marta ci ha sostenuti e incoraggiati con la celebrazione della Messa in diretta,così come indelebili rimarranno nella nostra memoria storica, quelle immagini del Sagrato della Basilica di San Pietro umido di pioggia e deserto dove un uomo vestito di bianco, solo e affranto ha pregato davanti al Crocifisso e alla Vergine Madre invocando salute per il mondo intero. Adesso siamo noi, adulti e bambini ad unirci in preghiera per lui, in quest’altra ora incerta che nessuno di noi si aspettava di affrontare.
di Pina Torre

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