Un raggio di luce oltre le mura - La comunità parrocchiale in visita alla Casa Circondariale “V.Madia” di Barcellona P.G
Ci sono luoghi dove la speranza sembra farsi piccola, dove il tempo pesa e il silenzio diventa assordante. Eppure, anche lì, la carità cristiana sa farsi strada, come un filo di luce che attraversa le sbarre e scalda i cuori.
È accaduto la mattina del 22 marzo, quando alcuni di noi della comunità parrocchiale abbiamo varcato le porte del centro di reclusione di Barcellona Pozzo di Gotto per vivere un momento di condivisione e fraternità con i detenuti, incoraggiati dal nostro parroco Padre Santino che, ancora una volta ha saputo tradurre in gesti concreti la missione della Chiesa sottolineata da Papa Francesco in quest’ anno giubilare, col tema “Pellegrini di speranza” e con l’apertura di una porta santa all’interno del carcere di Rebibbia a Roma, affinchè si porti la speranza cristiana di un nuovo inizio a chi ha conosciuto il buio della propria vita. Grazie al coordinamento di Michele, la mattinata si è trasformata in un piccolo seme di gioia: canti, momenti di autentica umanità hanno acceso volti e cuori, il dono di una tovaglia dalla nostra comunità per rivestire di luce e decoro i momenti forti della liturgia presieduta da fra Jmmi, cappellano del carcere; un momento forte e toccante anche quello della preghiera dei fedeli sopra ttutto quando hanno espresso con le loro parole tutte il loro vissuto e speranze, dimostrando e soprattutto accogliendo la misericordia e il messaggio di Dio che nessuno è mai veramente perduto agli occhi di Dio.
Ma questa giornata ci ha insegnato anche altro: che la vera libertà non è solo quella che si vive fuori da quelle mura, ma è uno stato dell’anima. Anche noi, spesso, siamo prigionieri delle nostre abitudini, del lavoro, della corsa quotidiana. Alzare gli occhi dalla routine, fermarsi e apprezzare ogni giorno della nostra vita è già un atto di libertà. E paradossalmente sono stati proprio quei fratelli detenuti a ricordarcelo, con la loro forza, con la loro capacità di sperare nonostante tutto.
Sì, perché si impara anche da loro. Dalla loro umanità, dai loro sguardi carichi di storie, dal loro desiderio sincero di ricominciare riportandoci al cuore del Vangelo: nessuno è escluso dall’amore di Dio, nessuno è mai troppo lontano per essere raggiunto dalla Sua Grazia.

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