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Un romanzo per l’estateIl Maestro e Margherita

  • 28 giu
  • Tempo di lettura: 6 min

Russia, anni ’30. In una Mosca sotto il regime staliniano, atea e fiduciosa nella scienza e nel progresso, che ritiene puerile ogni fede religiosa, fa la sua inaspettata comparsa Satana nei panni di un misterioso professore straniero esperto di magia nera, Woland, circondato da una pittoresca banda di collaboratori: il bizzarro Korov'ev, soprannominato Fagotto, maestro del raggiro e della beffa, capace di confondere chiunque col suo eloquio torrenziale; il goloso gatto parlante Behemoth, detto Ippopotamo; il piccolo sicario Azazel, con un tubino in capo e una faccia resa più disgustosa da una zanna che gli spunta dalle labbra; la strega e seducente vampira Hella e il demone della guerra e della morte, Abadonna. Ufficialmente sono giunti in città per tenere una serie di spettacoli nel principale teatro ma la loro presenza sin dal primo momento crea scompiglio, morte, disorientamento, paura, non solo fra i membri della Massolit, l'importante e privilegiata associazione letteraria sovietica, contro cui l’autore dispiega tutta la sua ironia, ma in tutta Mosca. L’esergo che Bulgakov ha scelto per il romanzo – alcuni versi del Faust di Goethe – parla chiaro «… Che cosa vuoi, infine? Sono una parte di quella forza che disidera eternamente il male e compie eternamente il bene»: Satana e le sue ipostasi sono concepiti romanticamente come una forza che pur votata al male finisce suo malgrado per porsi al servizio del bene.                                                                                                                                                                                                                                                                      

Tre sono i nuclei del capolavoro di Bulgakov: la satira grottesca del potere e della società moscovita ai tempi di Stalin («I manoscritti non bruciano», una celebre frase del romanzo, diventerà il simbolo universale della resistenza contro la censura sovietica); la struggente storia di amore fra il Maestro e Margherita e la vicenda di Yešua Ha-Nozri (Gesù) e Pilato, vero e proprio “romanzo nel romanzo”, opera a cui il Maestro sta lavorando, e che articola in modo sperimentale la struttura del libro.

Scritto tra il 1928 e il 1940, Il maestro e Margherita uscì postumo solamente tra il 1966 e il 1967, in una versione censurata, su una rivista moscovita, grazie alla vedova dello scrittore Elena Bulgakova. Il manoscritto fu quindi pubblicato nel 1967, a Parigi. Una versione clandestina, che includeva le parti rimosse dai censori ufficiali, vide la luce a Francoforte nel 1969 e, da allora, il romanzo ha conosciuto un successo ininterrotto, con moltissime traduzioni e nuove edizioni in parecchie lingue.

Il romanzo segue in qualche modo le vicissitudini del suo autore: apprezzato ufficiosamente da Stalin (che si racconta amasse molto il giovanile romanzo di Bulgakov La guardia bianca, nonostante le sue critiche al bolscevismo, e avesse assistito almeno quindici volte alla rappresentazione de I giorni dei Turbin, riduzione teatrale dello stesso testo) è osteggiato e isolato dagli altri scrittori vicini al potere, al punto da ridursi in miseria e vedersi costretto a scrivere allo stesso Stalin per chiedergli un lavoro o, in alternativa, la possibilità di abbandonare il suo amato Paese: riceverà un incarico presso il Teatro dell'Arte di Mosca come sceneggiatore e assistente alla regia.

Il Maestro del romanzo, che incontriamo a libro inoltrato, infatti, si è ammalato a causa dell’emarginazione da parte dell’ambiente letterario moscovita finendo in un ospedale psichiatrico. Qui fa la sua conoscenza, Ivàn N. Ponyrëv, in arte Bezdomnyi, giovane poeta compromesso con la burocrazia culturale più opportunista, che, scosso dalla rivelazione del soprannaturale rappresentato da Woland e finito nello stesso ospedale con la diagnosi di schizofrenia, attraverserà un processo di dura espiazione. Proprio ad Ivàn il Maestro racconta la sua storia d’amore con Margherita, da lui abbandonata, e parlerà del suo lavoro più importante, appunto il romanzo interrotto sul «crudele quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato». Il maestro e Margherita può infatti leggersi quasi come unʹallucinazione dello stesso Ivan, questo personaggio-lettore ideale, che nel suo processo espiativo e di crescita, sogna l’intera storia in esso raccontata.

Attraverso un’alternanza di registri che vanno dal realistico, al grottesco, al fantastico, il romanzo giustappone parti della triste vicenda del Maestro ad altre dedicate al suo romanzo su Pilato. Il Gesù del romanzo del Maestro (Yešua Ha-Nozri) è un vagabondo senza seguaci e senza famiglia che ha attirato su di sé l’attenzione del potere romano e del Sinedrio per le sue idee non convenzionali. Altra presenza storica a lui vicina è Levi Matteo, qui ridotto a un invasato che segue da vicino Yešua, raccogliendo le sue prediche. Agli occhi di Pilato, Yešua appare come un ingenuo convinto che gli uomini siano tutti buoni; il governatore resta però impressionato dal fatto che quel giovane fragile e indifeso riveli una non comune autenticità e riesca a leggergli nel pensiero. Ma, pur affascinato dal predicatore Yešua, e pur essendo l'uomo più potente della Giudea, Pilato si piega al potere politico e religioso, condannando un innocente per paura di compromettere la propria posizione; da quel momento, anche nell’aldilà, le sue abituali emicranie non gli danno più scampo e trova un raro sollievo solo nella presenza del suo fedele alano.

La macchina dell’intricato romanzo giunge a una svolta quando, dopo aver creato parecchio disordine e disorientamento nella tranquilla “borghese” società moscovita, Satana-Woland organizza il ballo finale prima di lasciare Mosca e sceglie come regina del sabba proprio Margherita, la donna che per amore del Maestro aveva abbandonato la sua famiglia divenendone l’amante, prima del suo ricovero. Margherita accetta questo ruolo chiedendo in cambio di poter rivedere il suo amato Maestro. Bellissima la scena in cui, trasformata in una strega, mentre percorre a cavallo di una scopa la notte di Mosca, Margherita si strugge di tenerezza alla vista di un neonato che dorme nella sua culla scorto per caso attraverso una finestra. Rivelatasi all’altezza del ruolo di regina del gran ballo del plenilunio di primavera, Margherita ottiene di riavere il Maestro, il quale riceve anche il manoscritto del romanzo che in un momento di disperazione aveva dato alle fiamme.    

I due amanti, poveri ma felici, tornano così a vivere nel modesto appartamento in cui era nata la loro storia d'amore. Ma la vicendadei due amanti si mescola con quella del romanzo del Maestro: Levi Matteo riferisce a Woland che, avendo letto il romanzo del Maestro, Yešua desidera che lo scrittore riceva finalmente la pace:sarà il sicario Azazel ad offrire ai due amanti del Falernoavvelenato e, uccidendoli, a renderli immortali.

Arrivata l’ora della partenza, la mattina della Domenica di Pasqua, Woland e i suoi sgherri, trasfigurati nell’aspetto, lasciano in volo Mosca. Al loro seguito anche il Maestro e Margherita. Giunti su un ripiano sassoso, intravedono da lontano la figura di un uomo che sotto il plenilunio non dorme per l’insonnia che lo tormenta, accanto a lui il suo fedele cane: è l’antico procuratore della Giudea che da millenni non trova pace per aver condannato ingiustamente Yešua. Woland, rivolto al Maestro, gli dice che il suo romanzo è stato letto ma purtroppo è incompleto, ha voluto così mostrargli il suo eroe che da duemila anni nelle notti di plenilunio non riesce a dormire. Margherita interviene ed urla a Woland di lasciarlo libero: «Ventiseimila lune per una sola luna di tanto tempo fa non è troppo?». Woland le risponde di non intercedere «poiché lo ha già fatto Colui con il quale egli vorrebbe parlare», così invita il Maestro a terminare il suo romanzo con una sola frase. Come se attendesse proprio queste parole, il Maestro piegando le mani a imbuto attorno alla bocca grida: «Libero! Libero! Egli ti attende!». Appare una via fatta di luce lunare cheindica la strada a Pilato e al suo fedele compagnoꓽ Qualcuno è lì in attesa…

Ormai scomparso il corteo di Woland dietro l’altura, i due amanti si ritrovano in un luogo ameno, la «casa eterna che è stata data (loro) come ricompensa»…

Trascorrono gli anni e il soggiorno di Woland a Mosca è stato dimenticato da tutti, chi ricorda qualcosa racconta di essere stato vittima di una banda di ipnotizzatori. Ivàn N. Ponyrëv, lʹex poeta Bezdomnyi, ogni notte di plenilunio ha però un incubo ricorrenteꓽ vede una strada di luce sulla quale si incamminano due personaggi, un uomo dal manto bianco foderato di rosso e accanto un giovane dal chitone lacero e il viso deturpato. Il procuratore chiede a Yešua di assicurargli che il supplizio non c’è stato e Yešua lo tranquillizza, gli giura che non c’è stato… Qualcuno ha iniettato nel frattempo un calmante a Ivàn che, prima di addormentarsi, sogna il Maestro e Margheritaꓽ essi lo rassicurano che il romanzo su Pilato finisce proprio così…

di Alessandro Cocuzza

 
 
 

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