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Una comunità irrilevante“Da una fede semplicemente ricevuta a una fede realmente vissuta ed esperita” (Papa Leone”)

  • 26 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

È un dato di fatto: i battezzati “cattolici” sono sostanzialmente “analfabeti” della fede che dicono di professare. Seppure hanno saltuariamente partecipato nella fanciullezza alla catechesi per ricevere la Comunione o frequentato l’ora di religione a scuola, “obbligati” ai “corsi” in occasione della Cresima o per il Matrimonio nella giovinezza, difficilmente s’orientano nella comprensione delle Sacre Scritture, dei simboli e dei riti della liturgia, a fatica vivono una vita nuova in Cristo e nella Chiesa.

Sono cattolici senza essere appartenenti alla chiesa, credono di credere ma non sanno darne le ragioni, spesso sono tali solo anagraficamente o, al più, perché si riconoscono in tradizioni, usi, costumi religiosi che c’entrano poco o nulla con il Vangelo di Cristo. Ora è il tempo di Pasqua, tempo della Spirito Santo, tempo della comunità.

La Pasqua annuale non è semplicemente una ricorrenza sul calendario, un momento di pausa o un ricordo storico lontano. È un nuovo inizio:è un evento esplosivo, vivo, capace di scardinare le porte chiuse dei nostri cuori e dei nostri sepolcri interiori. Cristo è risorto: questo significa che la morte non ha l'ultima parola, che l'amore è più forte dell'odio e che la vita ha vinto. Dalle macerie del nostro essere “cristiani” tanto per dire, il Vivente genera nuova vita con il suo “soffio”: lo Spirito Santo.Nei cinquanta giorni che ci conducono alla Pentecoste, siamo chiamati a vivere la "gioia pasquale" come uno stile di vita quotidiano. Ma come possiamo mantenere viva questa fiamma? Il grande protagonista del tempo pasquale è proprio il “soffio” del Signore Risorto, la linfa vitale che trasforma un gruppo di persone impaurite in una comunità coraggiosa, testimone dell'Amore. C’è proprio il bisogno di questo Spirito: nelle famiglie che faticano a trasmettere la fede, nei ragazzi disorientati, ma anche in noi adulti che cerchiamo senso. Lo Spirito Santo è la nostra forza, la luce che non muore e che ci rende capaci di riconoscere il Risorto nei fratelli.

In questo tempo, il Cero Pasquale, simbolo di Cristo luce, campeggia sul presbiterio: ci ricorda che la comunità parrocchiale è chiamata a essere "comunità pasquale". Una comunità dove lo Spirito Santo agisce per creare relazioni, non individualismo. La comunità non è solo un luogo dove ci si incontra, ma un corpo vivo dove ciascuno, con i propri carismi, è chiamato a essere "pietra viva", come spesso ricordiamo ai nostri giovani nel cammino di Iniziazione Cristiana.  I racconti delle apparizioni del Risorto, la “catechesi battesimale” della I Lettera di Pietro, le vicende della nascita della Chiesa e della sua crescita narrate dagli Atti degli Apostoli nella liturgia della Parola domenicale di questo periodo alimenteranno in noi la gioia di essere credenti, testimoni del Risorto.

Lasciamoci trasformare dallo Spirito Santo, docili alla sua azione, per portare nel mondo – nelle nostre case, sul lavoro, nelle scuole – l'annuncio gioioso: Cristo è vivo! Che il Risorto riscaldi il cuore di chi è solo e ci renda una comunità accogliente, solidale e missionaria.

 



di mons. Santino Colosi

 
 
 

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