Una sosta tra le strade della Città Eterna
- 30 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Sono ormai trascorsi alcuni anni da quando ho iniziato il mio cammino vocazionale con i Missionari del Preziosissimo Sangue; sono stati anni belli e intensi, segnati da esperienze numerose e, talvolta, anche impegnative, che hanno contribuito a far crescere e consolidare il mio desiderio di seguire, sulla via del sacerdozio ministeriale, quel Signore incontrato tanto tempo prima tra le mura di casa e della parrocchia.
Se mi fermo un istante a guardare il periodo della formazione in Seminario a Roma, non posso che ritenermi fortunato! Accanto alle attività accademiche, umane, pastorali e spirituali che hanno scandito questi anni, vivere nel cuore della Capitale, nei pressi della Fontana di Trevi, mi ha offerto l’opportunità di coltivare alcune delle mie passioni e, grazie anche alla presenza di compagni di cammino divenuti veri amici, di conoscere più da vicino la ricchezza di questa città.
Mostre, luoghi, scorci e monumenti, ma anche eventi religiosi, culturali e sociali, insieme alla possibilità di sostare dinnanzi alla bellezza e alla maestosità di tante chiese, più o meno conosciute, hanno contribuito ad allargare i miei orizzonti e a farmi sentire parte di un mondo più grande e più bello di quanto spesso immaginiamo: nella natura, nell’ingegno e nell’armonia che l’uomo sa creare sto, poi, imparando sempre di più a riconoscere l’impronta di Dio che, anche attraverso tutto questo, continua a comunicarsi e a parlare al cuore dell’uomo.
Tra le tante scoperte fatte in questi anni, vi è un luogo al quale sono particolarmente legato e dove torno ogni volta che ne ho l’opportunità, è un luogo che, oltre alla sua indiscutibile bellezza, continua a parlarmi: parla al contempo al mio essere cristiano, al mio essere pozzogottese e al mio essere seminarista della Congregazione fondata da san Gaspare del Bufalo.
Mi riferisco alla Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, comunemente conosciuta come “San Martino ai Monti”, uno scrigno di arte e spiritualità incastonato sul colle Oppio, nel rione Monti, uno dei quartieri più caratteristici e affascinanti del centro di Roma.
Questa chiesa, che oggi si presenta nelle forme del Barocco, è una delle più antiche di Roma: le sue origini risalgono infatti al IV secolo, quando sorse su un terreno donato dalla famiglia degli Equizi. Essa parla anzitutto al mio essere pozzogottese perché qui, dal 1299, per volontà di papa Bonifacio VIII, risiedono i padri carmelitani e ciò fa della basilica uno dei principali centri romani della spiritualità carmelitana e della devozione alla Madonna del Carmelo.
Parla poi al mio essere seminarista dei Missionari del Preziosissimo Sangue perché una targa, posta nei pressi del fonte battesimale, ricorda che proprio qui, il 7 gennaio 1786, fu battezzato san Gaspare del Bufalo.
Infine, questo luogo parla al mio essere cristiano, membro della Chiesa, corpo di Cristo, ricca di una storia di due millenni. Dall’attuale basilica è infatti possibile accedere ad ambienti sotterranei nei quali sono ancora visibili tracce di affreschi e mosaici risalenti al III secolo. Utilizzati inizialmente per attività commerciali e successivamente destinati al culto cristiano non ancora pienamente pubblico, questi ambienti, tra le tante memorie, custodiscono, secondo un’antica tradizione, il ricordo di una delle riunioni preparatorie al primo Concilio ecumenico di Nicea del 325 d.C.
È dunque ripensando a questi anni, ai luoghi visitati, alle esperienze vissute e alle persone con cui ho potuto condividere tutto questo, che non posso che provare una profonda gratitudine, gratitudine verso il Signore che accompagna i miei passi lungo strade spesso inattese e che riesce a farsi presente e vicino nel quotidiano anche attraverso la bellezza di un angolo della città in cui vivo o la storia e la ricchezza di una basilica che mi fermo a visitare.
di Gabriele Panarello





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